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IN UCRAINA IMBOCCATA LA STRADA SBAGLIATA

L'Europa si trova suo malgrado coinvolta in una guerra che si trascina stancamente, senza avere la benché minima idea di come si possa porre fine al massacro. Nessun governo europeo pensava, il 24 febbraio 2022, di trovarsi coinvolto in un conflitto armato ad oggi senza via di uscita. In molti erano convinti che Putin si fermasse, solo gli USA avevano informazioni precise su come si sarebbe mosso lo Zar di tutte le Russie. Non può essere messo in discussione il sostegno, anche militare, all'Ucraina perché non possono essere messi in discussione il diritto internazionale, l'autodeterminazione delle Nazioni, l'integrità territoriale di un Paese sovrano. Non si può biasimare l'intervento NATO, di cui l'Europa fa parte, posto che la Russia non attese neanche la fine degli scontri di piazza Maidan per invadere l'Ucraina occupando la Crimea e inviando mercenari nelle regioni secessioniste di Luhansk e di Doneck, piuttosto che rispettare – ed invitare gli altri firmatari a farlo – i due Protocolli di Minsk sottoscritti in pompa magna. Altro non aspettava l'apparato militare NATO per riprendersi dal processo di eutanasia avviato da Trump e tornare a occupare pienamente la scena. Così come non possiamo dimenticare che truppe russe, approfittando delle ultime fasi dei disordini in piazza Maidan, occuparono militarmente la Crimea il giorno 22 febbraio del 2014, che il parlamento russo votò il giorno 1 marzo 2014 una risoluzione che autorizzava il presidente Putin ad inviare truppe in Ucraina e che il giorno 11 marzo 2014 il nuovo governo filorusso di Sinferopoli (Crimea) dichiarò la propria indipendenza dall'Ucraina. Fu quello, quindi, il momento in cui gli USA e la NATO capirono che bisognava fermare lo sfondamento russo in Europa e l’Unione Europea stessa fu chiamata a difendere le proprie frontiere orientali. Fu in quell’anno, in quelle fasi drammatiche, che la NATO si apprestò a programmare interventi a supporto dell'esercito ucraino, addestrando i militari, fornendo armamenti moderni e devastanti. Tutto questo per impantanare la Russia nel Donbass, cosa perfettamente riuscita, con l'obiettivo dichiarato di fermare l'aggressione e difendere l'integrità territoriale dell'Ucraina. Oggi, ad un anno e un mese dall'inizio delle ostilità, nessuno è in grado di vincere la guerra ma l’impressione che traggo dagli ultimi eventi è che la situazione sia sfuggita di mano al governo ucraino e ai governi comunitari in quanto scalzati da altri attori che stanno assurgendo al ruolo di principali protagonisti in questo dramma infinito.  In primis la Cina, che ha tutto l’interesse a che la Russia non crolli ma resti in piedi e disponibile ad essere attratta nella propria orbita economica e finanziaria; poi gli USA che puntano a chiudere militarmente in un angolo la Russia completandone l’accerchiamento mediante l’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO.  E mentre ucraini e russi bombardano, combattono e muoiono, assistiamo: (a) al dissanguamento finanziario ed economico dell’Unione Europea nell’armare l’Ucraina e nel boicottare il gas russo (b) al primo, tardivo, intervento formale dell’ONU con una risoluzione di condanna dell’aggressione russa che prevede, in quattro punti, la necessità di una pace completa, giusta e duratura in linea con la Carta delle Nazioni Unite, l'impegno per la sovranità, l'indipendenza, l'unità e integrità territoriale dell'Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti, la cessazione delle ostilità e il ritiro immediato, completo e incondizionato delle forze militari russe dal territorio ucraino, la necessità di garantire la responsabilità per i crimini più gravi commessi sul territorio dell'Ucraina ai sensi del diritto internazionale (c) agli USA che si sostituiscono a Zelens’kyj nel rifiutare il piano di pace cinese, all’Europa che non si esprime neanche, alla Cina che rafforza i legami di amicizia politica e militare con la Russia nel momento stesso in cui si propone come mediatore di pace, alla Russia che non arretra di un palmo né con le armi sul campo di battaglia, né con le rivendicazioni sul tavolo della diplomazia. Quindi, la partita viene presa in mano da Biden per l’Ucraina e da Xi Jinping per la Russia, ad uso e consumo dei propri obiettivi geopolitici mondiali con gli USA che bloccano qualsiasi timido tentativo di mediazione da parte di un’Europa sempre più ridotta a punto di smistamento di armi e munizioni puntando al completo controllo politico-militare sul vecchio Continente tramite il rafforzamento della NATO e con la Cina che spinge per un accordo di pace scritto principalmente inserendo tra le righe un tacito assenso della comunità internazionale alle sue mire su Taiwan, come riporta il primo punto del documento consegnato alle parti belligeranti, nel quale si legge: “Dovrebbe essere promossa un’applicazione paritaria e uniforme del diritto internazionale, mentre i doppi standard devono essere respinti”. Ecco allora perché gli Usa, sostituendosi all'Europa e all'Ucraina, hanno subito respinto il piano cinese senza neanche andare a vedere le carte e perché, di lì a poco, il governo britannico si è detto pronto a inviare in Ucraina i micidiali proiettili all'uranio impoverito. E allora qualche domanda sorge spontanea: perché l’Unione Europea resta bloccata nel guado politico-diplomatico e non riesce a prendere nessuna decisione su cosa e come fare per porre fine al massacro? Perché l’Unione Europea, in uno scenario di guerra ai propri confini, sembra aver rinunciato ad essere protagonista di un percorso di pace che si frapponga chiaramente alle mire espansionistiche russe ed egemoniche cinesi, piuttosto che cogliere l’occasione per assurgere sullo scacchiere internazionale come potenza politica e militare in piena autonomia decisionale sganciata definitivamente anche dalle mire imperiali statunitensi? Probabilmente perché anche l'Europa comunitaria è scossa, nel suo piccolo, da contrapposizioni tra governi che puntano ad averne egemonia politica e  controllo economico e finanziario cercando consensi tra gli altri membri e governi che rifiutano storicamente e politicamente questo controllo ritenendo pericolosa l’integrazione – per altro già vissuta in orbita sovietica in epoca di guerra fredda – in cerca solo di alleanze sotto l’ombrello NATO proprio perché ritenuto più affidabile in quanto limitato al solo piano militare che non intacca, bensì protegge e garantisce, la loro libertà d’azione politica in Europa. 




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