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UNA NUOVA POLITICA ECONOMICA CON IL RECOVERY PLAN

Su sei punti programmatici si articolerà il  «Piano nazionale per la ripresa e la resilienza» secondo le linee guida del «Recovery Fund» inviate dalla BCE ai governi europei: digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Infrastrutture per la mobilità; Istruzione, formazione, ricerca e cultura; Equità sociale, di genere e territoriale; Salute. Ma la BCE spinge anche per ‘reflazionare’ le economie europee, per portare l’inflazione al 2% ed evitare la deflazione. Un’inflazione vicina allo zero non dà prospettive; una vicino al 2% sollecita i consumi, li rafforza, alimenta la crescita, spinge all’aumento dei salari potenziando il mercato del lavoro, incrementa la produzione che risente di un aumento della domanda. Inflazione, però, da tenere sotto controllo perché se  eccessiva può determinare un contesto di sfiducia, generare un rialzo dei tassi di interesse e frenare gli investimenti o i consumi laddove la deflazione è ancora peggiore perché induce all’immobilismo, con imprenditori e consumatori indotti a pensare che comprare o investire domani sia meglio che farlo oggi dal momento che prezzi e costi scenderanno, quindi ad un conseguente calo della crescita economica che porta alla recessione. Un’inflazione vicino al 2% favorisce i Paesi con elevati stock di debito, come l’Italia, mentre la deflazione è molto negativa perché lo stock di debito pubblico accumulato, da finanziare con nuove emissioni di titoli obbligazionari, solitamente è a prezzi costanti e resta invariato nel tempo. In deflazione, il Pil decresce e il calo avviene a prezzi correnti, in quanto composto da valori che vengono aggiornati con l’inflazione e per questo motivo, quindi, la crescita del Pil per il nostro Paese non potrà non essere (moderatamente) inflazionata, proprio per favorire il riequilibrio degli indici di debito (Debito/Pil) che tenderanno a scendere. Per questo obiettivo servono i soldi del «Recovery Fund» ma anche un'azione possente che incida sul reddito e sui consumi delle famiglie con investimenti pubblici che siano di traino a quelli privati per rilanciare lo sviluppo produttivo e contribuire all’incremento del Pil. Lo sviluppo produttivo dipende dalla domanda che a sua volta dipende dal reddito, che è uguale alla produzione. Un effetto moltiplicatore: l'incremento della domanda fa aumentare la produzione; l'aumento della produzione porta a un aumento del reddito dello stesso ammontare, perché domanda e produzione sono identicamente uguali; la crescita del reddito aumenta ulteriormente il consumo che a sua volta genera un aumento della domanda e così via. Se persiste il clima di forte incertezza c'è il rischio di compromettere l’efficacia degli eventuali stimoli alla domanda e quindi comprimere ulteriormente il Pil, le cui variabili più importanti sono i consumi, in quanto parte più importante degli impieghi, e gli investimenti, in quanto potenziale produttivo del Paese.




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