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DICEMBRE 1989: IL GOLPE RUMENO

INTERVISTA AL GENERALE STANCULESCU, ORGANIZZATORE DEL COLPO DI STATO CONTRO CEAUSESCU
 
L’ex generale Victor Atanasie Stanculescu, il capo dell’esercito rumeno quando Ceausescu fu rovesciato, e che diresse il processo-farsa sommario che si concluse con la sua esecuzione, nel suo libro pubblicato di recente, “Infine, la verità“, indica come fu pianificato, insieme ai servizi segreti russi, il “colpo di Stato” del dicembre 1989. Si tratta di cinque interviste con lo storico Alex Stoenescu, dove il generale rivela i piani precedentemente concordati con i sovietici e gli statunitensi, lo sviluppo del colpo di Stato e perché vi furono tante vittime civili. Una testimonianza importante che proviene dal cuore degli eventi, e che rivela alcuni dati che il mito della “Rivoluzione rumena” nasconde. Questa è la traduzione dell’articolo pubblicato da Evenimentul Zilei sul libro. Credo che tale articolo abbia sufficienti rivelazioni da leggere, per poter capire. Mi auguro che nel tempo si possa scrivere un post sul libro, non avendo che le note di base pubblicate su di esso. La teoria della “rivoluzione” è promossa da tutti coloro che cambiarono casacca in tempo per rimanere ai vertici. Inoltre, funge da arma anticomunista perché fa credere che lo scopo delle manifestazioni di piazza di migliaia di cittadini sia stato il rifiuto del comunismo, quando al contrario, sostengono sempre più prove, chiedevano una riforma, non il cambiamento del sistema. Questo non solo lo sostiene il popolo rumeno, con cui si può parlare prendendo una Ursus (birra rumena), ma perfino alcuni soggetti che vissero la rivoluzione come il regista Sergiu Nicolaescu, pochi pensavano che stesse per cambiare il regime, avendo solo richiesto la riforma del socialismo. Stanculescu sostiene che i servizi segreti russi e statunitensi progettarono il colpo di Stato da tempo, e che fu l’uomo che diresse gli eventi fino a quando Iliescu prese il potere. Il piano originale prevedeva un governo provvisorio militare, guidato da lui, ma alla fine si decise per un governo civile. Fornisce anche indicazioni su come la CIA intervenne presso il governo della Romania dopo la rivoluzione e scelse i suoi presidenti.

Stanculescu porta il KGB nella rivoluzione rumena
 
L’era di Nicolae Ceausescu è finita con un classico colpo di Stato, preparato dai servizi segreti sovietici, il KGB e il GRU (servizi segreti militari), con l’aiuto di ufficiali romeni, come ha dichiarato il generale Victor Atanasie Stanculescu, il personaggio chiave degli eventi del dicembre 1989, in un libro presentato presso la Biblioteca centrale di Bucarest. Nel volume “Infine, la verità“, il generale Stanculescu colloquia con Alex Mihai Stoenescu, raccogliendo cinque interviste che il generale accordò allo storico, la prima nel 2004 e le altre nel 2009. L’ultima, del 30 dicembre, nel carcere di Jilava (Nota: il generale fu arrestato come responsabile per la sparatorie della marina a Timisoara). “Sono le rivelazioni di Stanculescu sui fatti che conosce. La caduta di Ceausescu fu causata all’estero, dai sovietici e dagli statunitensi, ed era informato di tutto ciò. Descrive anche un evento verificatosi nel lago Balaton in Ungheria, con il capo del KGB. Sapevo anche che ci sarebbe stato un conflitto tra l’esercito e la polizia politica, la Securitate“, dice lo storico Alex Mihai Stoenescu, autore di un altro libro sulla rivoluzione, “Cronologia degli eventi del dicembre 1989“. Il destino del regime comunista della Romania fu deciso a Mosca e Washington, e una delle pedine fondamentali del colpo che eliminò dal potere Ceausescu fu Victor Atanasie Stanculescu, allora viceministro della Difesa. Nella primavera del 1989, l’ex generale era in “vacanza” con la moglie e la figlia sul lago Balaton, in Ungheria. A questa ‘escursione’ parteciparono anche il capo del KGB per l’Europa orientale e il Capo di Stato Maggiore ungherese, generale Ferenc Karpati, che discussero il problema ‘Ceausescu’.
 
‘Questo Ceausescu finirà male!’

“Il capo del KGB era preoccupato per il fatto che la “liberalizzazione” avviata da Gorbaciov, avrebbe ricevuto una risposta dai rumeni, perché reagivano a tutto ciò che proveniva da Mosca, in linea di principio. Ha sempre ripetuto che avremmo dovuto fare qualcosa e cooperare“, ricorda Stanculescu. Dopo l’incontro, su cui il generale ha rifiutato di fornire ulteriori dettagli nel libro, fu contattato nel settembre 1989 dall’attaché militare ungherese a Bucarest, Sandor Aradi: “Mi fu presentato da un ex-ufficiale dell’UM 0.110 (unità anti-KGB della Securitate), come un agente dal straordinario potere di penetrazione in Romania.” Aradi disse, “Mi hanno detto che si è parlato con lei in passato (sul lago Balaton). Dobbiamo unirci per poter uscire da questo pasticcio della ‘malattia del comunismo’“. Più tardi, Stanculescu l’informò che, dopo i colloqui di Mihkail Gorbaciov con Ceausescu, il 4 dicembre 1989, quando il dittatore rumeno l’aveva accusato di “distruggere il comunismo”, il presidente russo tornò a Mosca e disse al suo assistente segretario alla propaganda: “Questo Ceausescu farà una brutta fine“.
 
GRU e KGB decisero l’esecuzione di Ceausescu

“La decisione di rimuovere Ceausescu venne dai servizi segreti sovietici?”, chiese lo storico Stoneascu al generale, che rispose seccamente: “GRU e KGB insieme”. I primi giorni di dicembre, le truppe speciali della Direzione per l’Informazione (GRU) dello Stato Maggiore dell’Esercito Sovietico, chiamate Spetznaz, entrarono nel Paese. In loro supporto venne impiegato un aereo da guerra elettronica che disturbava il sistema di difesa terrestre. “Era troppo complesso per essere stato installato da noi“, spiega Stanculescu, riconoscendone l’impiego dai sovietici “per facilitare i movimenti, amplificare il caos generale e le azioni contro il regime“. Inizialmente, dopo che il piano era stato già concordato con i servizi segreti stranieri, l’azione doveva iniziare dall’interno, nel novembre, subito dopo il XVI.mo Congresso del PCR. “Compresi che, a fine novembre, fummo ingannati. Non sapevamo chi avrebbe fatto il primo passo. Alla fine lo fecero i sovietici“, disse il generale, aggiungendo che nessuno agiva per paura della Securitate.

“La Securitate sarà battuta”
 
La collaborazione tra russi e statunitensi fu confermata in un altro passo. Poco prima degli eventi di dicembre, Victor Stanculescu fece uscire la figlia e il figlio dalle strutture operative della polizia politica, la Securitate, “perché non venissero feriti.” “La Securitate sarà sconfitta” dissero al generale. Avendo alle sue spalle la Securitate, Ceausescu sarebbe stato protetto, così si decise di eliminare il problema. Queste informazioni furono fornite dall’attaché militare statunitense a Bucarest. “Per favore non dica i nomi. Andai nellasua residenza molte volte, anche con l’addetto militare francese (…) Le informazioni me le diede l’americano. ‘Attenti, ricordate che la Securitate deve scomparire!’ Mi dispiace, ma non posso dare dettagli più precisi, perché ne ho dimenticato alcuni, ho voluto dimenticare“, disse Stanculescu nell’intervista.

KGB e GRU spararono a Bucarest e Timisoara
 
Uno degli argomenti che occupa alcune pagine del libro, è in relazione a uno dei grandi misteri della rivoluzione: chi erano i “terroristi”? (nota: si chiamano terroristi coloro che spararono contro l’esercito e i civili, una volta che la Securitate e la marina erano passate con i golpisti). Una questione che il generale Stanculescu chiarì: “Il fenomeno del terrorismo ebbe due componenti. La componente esterna, sovietica, e le componenti interne, che agirono come elementi che, avendo visto che il regime era stato rovesciato, dovevano resistere. Alcuni terroristi furono arrestati da noi, dell’esercito, e molti altri ufficiali lasciarono le caserme. (…) Si nascosero per un po’ e, infine, tornarono alle loro unità. E nessuno sa che cosa fecero durante quel periodo“. Dei dati riportati negli archivi sovietici, studiati in Russia, mostrano che sia il KGB che il GRU spararono dai tetti, sia a Bucarest che a Timisoara, sulle truppe tra la popolazione, essendosi uniti agli ampia movimenti di protesta. Inoltre, l’ex generale riconobbe che vi furono formazioni militari che ricevettero direttive dal Comitato Centrale, guidate per sezioni militari che avrebbero potuto decidere di difendere Ceausescu. “Non ne sappiamo molto, ma sappiamo che fu fatto. Ciò che fu in seguito reso noto è che alcuni uomini furono messi da parte, non concentrati, non mobilitati, non inviati alle manovre, erano parte attiva della Riserva dell’Esercito o dello Stato e che vi erano attivisti tra di loro. Vi furono sempre dei permessi di massa, qualche centinaio da ogni unità rimossi discretamente dai programmi regolari.” (Nota: si riferisce all’esercito romeno, che aveva unità di resistenza preparate a rispondere a un colpo di Stato). In quei giorni, furono arrestati dei militari con ordini “lasciati in bianco” (infiltrati), ma furono rilasciati immediatamente. “Ebbi una lista di 1015 terroristi catturati, identificati come militari. Mi fu comunicato che erano stati arrestati e trattenuti dalla polizia. Di quelli che sono scomparsi, evaporati, non esiste più nulla. Il sistema per proteggerli nelle situazioni estreme di prigionia, funzionò“. Più esattamente, precisa il generale, “si doveva dichiararli arrestati per errore“. Il termine “terroristi” fu applicato anche agli agenti dell’Accademia Militare che, a seguito di ordini confusi, spararono a 38 uomini nella notte del 21-22 sulle barricate di fronte all’Hotel Intercontinental.

“Nel 1991, la CIA mi propose di candidarmi”
 
Vicino al potere, in parte garantito dal fatto che era stato scelto quale principale pedina del colpo dai servizi segreti stranieri, e in parte perché Nicolae Ceausescu aveva piena fiducia in lui, i piani di Victor Atanasie Stanculescu presero quota. Dopo il suicidio del generale Vasile Milea (Nota: il ministro della Difesa si suicidò, secondo la versione ufficiale, dopo aver guidato la repressione di Timisoara), Ceausescu volle Stanculescu suo successore come ministro della Difesa, ma poi Iliescu nominò Nicolae Militaru. Tuttavia, Stanculescu orchestrò, nella prima fase, il colpo di Stato. L’ordine di prendere il controllo dei consigli provinciali del partito del Paese, il ritiro dei corazzati di fronte il Comitato Centrale, il ritiro dell’elicottero e il suggerimento a Ceausescu di fuggire. Un classico colpo di Stato. “Fui invitato a rivolgermi all’Istituto della Rivoluzione, e rifiutai perché, come ho detto, non voglio partecipare alla riscrittura delala storia di Iliescu. Le cose non andarono come fu raccontato“, testimonia nel libro Stanculescu. Il generale, inoltre, riconobbe, costretto dai testimoni di Timisoara e dalle prove portate da Alex Mihai Stoenescu, di aver ordinato che ai lavoratori delle fabbriche di Timisoara fosse consentito di uscire, per amplificare le dimostrazioni. Prima che Iliescu entrasse potentemente in scena, i piani per la Romania del dopo Ceausescu dimostrarono che sarebbe cambiato poco con gente come Victor Stanculescu, cioè “la fase principale seguiva il modello portoghese, un breve regime militare seguito da un regime democratico appoggiato dall’esercito. Finora ho sostenuto che successe proprio ciò, ma i compagni non vogliono ammetterlo. Penso che avremmo potuto, in quel periodo che chiamiamo fase di transizione, risolverlo in modo simile alla Grecia o al Portogallo, dove ho vissuto, perché ci fui subito dopo l’azione dei militari. A tre mesi dal rovesciamento del governo Caetano, andai a Lisbona, e quelle manovre furono eseguite in nome dell’esercito”. Parla del colpo di Stato del 1974 e del movimento delle forze armate. A capo dello Stato si sarebbe installato lo stesso Stanculescu: “Fui moralmente e professionalmente preparato a prendere il controllo del Paese, a garantirne la transizione e la tranquillità della popolazione, ma quando cercai di fare qualcosa, bloccarono ogni possibilità di azione“. La seconda opportunità per accedere alle massime cariche dello Stato gli fu data nel 1991. L’ex generale disse che i primi contatti con gli statunitensi avvennero attraverso l’MI6, i servizi segreti inglesi, con cui ebbe ‘stretti contatti’. In base alle sue dichiarazioni del 2 dicembre 1991, incontrò due statunitensi in un quartiere di Bucarest, un agente della CIA e un rappresentante del ministero della Difesa: “Abbiamo una domanda, ci verrà chiesto se siete interessati a partecipare alle prossime elezioni presidenziali in Romania“, era la proposta che gli fecero. Se parlò di eseguire ‘un sondaggio sui pareri all’estero’ per indagare sull’immagine di Stanculescu all’estero e su certi settori della popolazione. Costo: 3 milioni di dollari, di cui una parte sostenuta dagli statunitensi. “Abbiamo assicurato le elezioni in Colombia, Indonesia, o credo fossero questi due Paesi, ma non abbiamo i soldi al momento. Dopo essere diventato presidente, le restituiremo i soldi.” Respinse categoricamente la proposta. “Non faccio così“, riporta Stanculescu. “Il rifiuto fu causato dalla mia paura di non poter pagare il debito”.

(FONTE: sito Aurora, traduzione di Alessandro Lattanzio)



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