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IL PATTO HITLER-PILSUDSKI

I polacchi furono i primi al mondo a firmare un accordo storico con la Germania nazista: la “Dichiarazione sul non uso della forza tra Germania e Polonia”.  Gli iniziatori furono Hitler e l’ispettore generale della Polonia, in realtà capo di Stato, Piłsudski. Il documento è quindi chiamato Patto Pilsudski-Hitler.  Il 26 gennaio 1934 fu firmato a Berlino dal ministro degli Esteri tedesco Konstantin von Neurath e dall’ambasciatore polacco Jozef Lipsky. Questo evento mise in moto la leva che avviò la seconda guerra mondiale. Prima che il trattato fosse firmato, i polacchi non potevano ignorare con chi avevano a che fare. Nello stesso anno, 1934, Hitler organizzò la “notte dei lunghi coltelli” per porre fine ai capi delle milizie SA, col cui aiuto salì al potere. Riunì nella sua persona le massime funzioni dello Stato e assunse il titolo di “Führer e Cancelliere del Reich”. In precedenza, abolì tutti i partiti politici tranne il NSDAP. Sciolse i sindacati e arrestò i loro leader. Eliminò la libertà di stampa, di riunione e l’autonomia locale. Infine, aprì il primo campo di concentramento di Dachau per rinchiudervi gli oppositori politici. Ma Pilsudski in Polonia aveva aspirazioni simili: era un despota e dittatore. Ufficialmente, la Polonia era chiamata repubblica ma in realtà, dal 1926, il Paese era governato dai militari reazionari. Oltre a Piłsudski, da ricordare anche il colonnello Jozef Beck e il maresciallo Edward Rydz-Smigly. Il nazionalismo era alla guida del Paese: le altre idee erano considerate sospette, partiti e movimenti politici alternativi al nazionalismo polacco furono banditi. Si preparava il fascismo polacco, con la sua intolleranza ideologica, lo Stato sottopose le minoranze nazionali a umiliazioni e discriminazioni. Ucraini, bielorussi, ebrei e lituani che rappresentavano un terzo della popolazione, erano senza diritti, per poter avere un’istruzione e una carriera dovevano adottare il cattolicesimo e cambiare il nome in polacco: alcuni lo fecero, altri furono perseguitati. La questione ebraica fu al centro anche dell'attenzione della Polonia, come in Germania. Fu deciso che gli ebrei venissero deportati in Madagascar e fu creata dal governo una commissione speciale per occuparsi di questo problema: era composta da Leon Alter, direttore dell’Associazione degli ebrei in esilio a Varsavia, Solomon Dik, agronomo di Tel Aviv, e dal maggiore Mieczyslaw Lepecki. Nel maggio 1937, la commissione visitò il Madagascar e riferì sulla disponibilità dell’isola per l’istituzione di una colonia ebraica. Hitler sostenne l’idea è nel giugno 1934, a fianco della Dachau nazista, con uno speciale decreto governativo, i polacchi stabilirono il proprio campo di concentramento vicino Brest, a Bereza Kartuska, dove detennero, torturarono e uccisero dissidenti, principalmente ucraini e bielorussi. In tali circostanze, il governo polacco non poteva che avvicinarsi al governo tedesco, Pilsudski apprezzava le opinioni razziste e militariste di Hitler e dopo il ritiro della Germania dalla Società delle Nazioni, Varsavia rappresentò gli interessi di Berlino e sostenne tutte le azioni reazionarie di Hitler quali, ad esempio, l’Anschluss dell’Austria e l’invasione tedesca della zona smilitarizzata del Reno nel 1936. Il riavvicinamento tra Polonia e Germania negli anni ’30 si basò non solo su strategie interne simili, ma anche su obiettivi in politica estera simili. I due Stati cercavano di distruggere il blocco politico formato da Cecoslovacchia, Jugoslavia e Romania. Varsavia e Berlino avevano rivendicazioni territoriali sulla Cecoslovacchia, che culminarono nel suo smembramento nel 1938 grazie alla campagna congiunta tedesco-polacca. Ma soprattutto avevano grandi piani per l’URSS! Tra il 1933 e il 1935 apparve la minaccia di una guerra tra URSS e Giappone, in alleanza con Polonia e Germania. Molti politici polacchi parlarono apertamente dell’imminente parata polacco-nazista nella Piazza Rossa. L’agenzia di stampa inglese “Week” trasmise un messaggio il 16 marzo 1934 su protocolli segreti nel patto tra Pilsudski e Hitler, in base a cui, insieme al Giappone, Germania e Polonia avrebbero attaccato l’Unione Sovietica. Nell’agosto 1934, la pubblicazione britannica “New Statesman and Nation” riportò un imminente attacco coordinato all’Unione Sovietica. Il Giappone doveva agire in Estremo Oriente e Germania e Polonia nella parte europea. I tedeschi dovevano entrare a Leningrado e poi dirigersi verso Mosca. L’obiettivo dell’esercito polacco era la Repubblica Sovietica Ucraina e Mosca dalla Repubblica Sovietica Bielorussa. La dottrina militare polacca ufficiale, redatta nel 1938, proclamò: “Lo smembramento della Russia è la base della politica polacca. La Polonia non deve restare passiva in questo straordinario momento storico di spartizione. Il compito è prepararsi con largo anticipo, fisicamente e spiritualmente… L’obiettivo principale è l’indebolimento e la sconfitta della Russia”.  Prima della presunta conquista dell’Unione Sovietica furono inviati aiuti materiali alle repubbliche attraverso canali dei servizi segreti per fomentare il separatismo in Ucraina, Caucaso e Asia centrale. In altre parole, la guerra continuava ad essere preparata. Nel dicembre 1938, il famoso diplomatico polacco Jan Karszow-Siedlewski disse francamente ai suoi omologhi tedeschi: “Gli interessi della Polonia in Oriente sono prima di tutto Ucraina e la Bielorussia fino a Smolensk”. Se tutto andava così bene tra tedeschi e polacchi, perché tale alleanza finì male per la Polonia? Il motivo è ovvio: Varsavia non cedette con Berlino nella disputa su Danzica, importante porto sul Mar Baltico. Era governata dalla Polonia dalla fine della prima guerra mondiale ed era il punto di congiunzione tra Pomerania e Prussia orientale. Dopo il rifiuto della Polonia di cedere la Città Libera, Hitler iniziò a prepararsi all’invasione. Dopo la fine della guerra, si seppe che Varsavia fu indotta a rifiutare le richieste tedesche dalle promesse di aiuti militari da Regno Unito e Francia, in caso di pressioni dalla Germania. In effetti, nessuno aveva intenzione di aiutarla. Londra e Parigi avevano bisogno di Hitler per occupare la Polonia e presidiare i confini dell’URSS. La guerra sarebbe stata inevitabile, attirando tutte le forze tedesche a est, lontano da Gran Bretagna, Francia ed Europa. Non fu così. Dopo l’occupazione tedesca della Polonia, Germania ed URSS ebbero una frontiera comune, ma l’azione militare non iniziò che quasi due anni dopo. Prima Hitler occupò la Francia e condusse una guerra d’usura contro la Gran Bretagna.

(Fonte: Le Pacte Piłsudski-Hitler. Pourquoi la Pologne a-t-elle conclu un pacte avec l’Allemagne en 1934 et qu’en est-il advenu?, Danielle Bleitrach, 27 ottobre 2021)




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