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IL POPULISMO: MINACCIA ALLA DEMOCRAZIA

Il populismo non è un fenomeno nuovo perché già nel 1969 alla “London School of Economics” si discuteva del <populismo che infestava il mondo> ed oggi in molti ci vedono una reazione alla globalizzazione e all’immigrazione ed altri ancora insistono sul disagio sociale. Cosa è allora il populismo? Jan-Werner Müller in un libro - “What is Populismus?” - nel quale vengono identificati come populisti e come tali accomunati Donald Trump, Silvio Berlusconi, Marine Le Pen, Hugo Chávez, propone un doppio criterio di interpretazione: antielitismo ed antipluralismo mentre Pierre Rosanvallon pone l’accento su un terzo elemento strumentale rispetto ai precedenti, cioè l’invocazione indiscriminata del giudizio popolare espresso attraverso votazioni, sondaggi, piazza. Tutti i movimenti populisti di destra o di sinistra apparsi negli ultimii decenni in Europa hanno in comune la contestazione della capacità e della legittimità delle élite e/o delle caste governative (esponenti pubblici, Partiti) oppure economiche (multinazionali, banche, media e poteri forti) oppure tecniche (burocrati nazionali ed europei, esperti e accademici incaricati dai governi). I populisti sostengono in tal modo che il malgoverno delle élite (in Italia ci piace usare il termine caste) sia foriero di crisi, di disuguaglianze, di politiche neoliberali, globaliste e di rigore, di fiscalità inadeguata, di dominio di mercati e/o multinazionali e/o banche sulle autorità statali, di sovranità statale trasferita all’Unione Europea e che tale disagio sociale possa essere superato - da loro, che sono rappresentanti diretti del popolo - con ricette semplici che coinvolgano i cittadini e siano alla loro portata. Ne consegue, quindi, che l’altra caratteristica che accomuna i populisti è la negazione del pluralismo: l’unica rappresentanza vera e simbolica del popolo è quella populista, cioè dei rappresentanti diretti del popolo, perché tutte le altre forme di rappresentanza sono emanazioni (illegittime) di gruppi d’interesse al servizio di élite e/o caste ancorate al potere. I movimenti populisti mostrano la loro vera faccia - inizialmente presentata come quella della contestazione al sistema - quando accedono al potere esprimendo l’antielitismo e l’antipluralismo in un rapporto disintermediato fra il governo e la massa della gente e riuscendo ad esibire una fede cieca nel verdetto popolare al fine di usare in modo indiscriminato la “regola” della maggioranza. In apparenza movimento ultrademocratico, il populismo è in realtà antidemocratico, considerato che la democrazia borghese non è riducibile solo alla regola della maggioranza ma deve essere anche necessariamente rappresentativa e pluralista, alimentata dalla partecipazione di massa e non di iscritti, dal dibattito pubblico, dalla mediazione, dalla ricerca razionale della scelta politica ottimale. Il populismo mira, invece a governare direttamente in nome del popolo, a legittimare il potere attraverso plebisciti, acclamazioni teatrali in piazza o votazioni para-democratiche sul web, a screditare e indebolire - e una volta al governo colonizzare e controllare - le istanze di garanzia, il Parlamento, le Magistratura e la stampa. Ecco - alla fine - il fondamento ideologico, il collante vero, del matrimono in Italia tra M5S e Lega, per nulla tanto lontani come ai più apparso in un primo momento. Prima che prendessero il potere.

Salerno, 23 settembre 2018




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