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LA POLITICA DEL NERVINO

(A chi giova lo scontro con la Russia)

Il tentato omicidio di un “agente doppio” russo e della figlia mediante contatto col gas nervino avvenuto in una città dell’Inghilterra ha innescato un durissimo scontro al momento solo diplomatico, ma dagli esiti incerti, tra Regno Unito e Russia.

Immediato, scontato, l’appoggio USA alle posizioni di condanna espresse dalla premier Theresa May concretizzatesi con espulsioni di diplomatici russi apertamente accusati di essere spie; a seguire la contromossa del governo russo che ha effettuato altrettante espulsioni.

Il President francese Macron, sulle prime in silenzio, si è poi schierato con il Regno Unito rinforzando per l’occasione l’asse franco-tedesco con la sua omologa Merkel in occasione di un ennesimo incontro bilaterale; il resto dell’Europa per nulla coinvolto e del tutto lontano dal problema.

Il governo italiano per bocca del primo ministro Gentiloni ha espresso "forte solidarietà" del nostro esecutivo "al governo e al popolo britannico".

Ma perché i servizi segreti di Mosca avrebbero deciso di eliminare una ex spia russa che vive a Londra, consegnata da loro stessi agli inglesi 10 anni prima e che avrebbe da tempo cessato ogni attività? Perché non l’hanno fatto fuori negli anni in cui la spia era prigioniera nelle carceri di Mosca?

E poi perché farlo a 15 giorni dalle elezioni presidenziali in Russia che vedranno Putin conquistare il quarto mandato e nel momento di massima tensione tra Russia e Occidente, in cui Europa e Stati Uniti stanno accusando Mosca praticamente di tutto? 

Innanzitutto, una premessa importante: l’esistenza dell’agente chimico “Novichok” è stata divulgata nel 1992 e non è un segreto che nel caos conseguente al collasso dell’Unione Sovietica si sia perso il controllo sulle armi chimiche e sul materiale fissile e, quindi, nessuno può garantire che tali materiali pericolosi non siano caduti (a scopo di lucro) nelle mani di elementi criminali.

Nel Regno Unito esistono voci se non di dissenso aperto con la strada imboccata dal governo quanto meno di dubbio sulla paternità dell’atto criminoso.

Il leader laburista Jeremy Corbyn scrive: “Nel settembre del 1993, come corrispondente a Mosca del Irish Times, ottenni un elenco di armi chimiche e biologiche, tra cui Novichok, sviluppate dalla Russia come successore dell’Unione Sovietica. Ho portato questi documenti a un esperto riconosciuto all’epoca, il dott. Thomas Stock dell’Istituto di Ricerca Internazionale sulla Pace (SIPRI) di Stoccolma. La reazione di Dr Stock fu che la Russia aveva immediato bisogno di aiuti finanziari occidentali per impedire che elementi criminali esportassero illegalmente il Novichok e altri agenti chimici e biologici. Alla fine l’aiuto occidentale arrivò, ma troppo tardi. I paesi dell’ex Unione Sovietica, ad eccezione delle nazioni baltiche, erano nel caos in quel momento”

Da parte sua, l’ex ambasciatore inglese in Uzbekistan, Craig Murray, scrive nel suo sito web:“Ho appena ricevuto conferma da una fonte ben piazzata  nel FCO [1] che gli scienziati di Porton Down [2]  non sono in grado di stabilire se l’agente nervino sia di fabbricazione russa, e sono irritati per le pressioni che hanno avuto di affermare il falso. Porton Down ha accettato solo la formulazione: ‘di un tipo sviluppato dalla Russia’ dopo un incontro alquanto difficile in cui questa formulazione è stata concordata come compromesso. Si presume che i russi stessero ricercando, nel programma ‘Novichok’, una generazione di agenti nervini che potessero essere prodotti da precursori disponibili in commercio come insetticidi e fertilizzanti.

In tal senso questa sostanza è un ‘Novichok’, è di quel tipo. Proprio come io sto scrivendo su un laptop ‘di un tipo sviluppato dagli Stati Uniti’, anche se questo qui è stato fatto in Cina. 
Per chiunque abbia un minimo di conoscenza di Whitehall [3]  questa cosa è stata ovvia fin da subito. Il governo non ha mai detto che l’agente nervino ‘è stato creato in Russia’, o che ‘può essere prodotto solo in Russia’. L’esatta formulazione ‘di un tipo sviluppato dalla Russia’ è stata utilizzata da Theresa May in Parlamento, è stata utilizzata dal Regno Unito al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, è stata usata ieri da Boris Johnson [4] alla BBC e, più indicativamente di tutti, ‘di un tipo sviluppato dalla Russia’ è la frase esatta utilizzata nel comunicato congiunto emesso ieri da Regno Unito, Stati Uniti, Francia e Germania: “Questo uso di un agente nervino di livello militare, di un tipo sviluppato dalla Russia, costituisce il primo uso offensivo di un agente nervino in Europa dalla seconda guerra mondiale”.         
Quando la medesima formulazione non viene mai modificata con estrema attenzione, tu capisci che è il risultato di un compromesso di Whitehall molto delicato. La mia fonte al FCO, come me, ricorda l’estrema pressione esercitata sul personale del FCO e su altri dipendenti pubblici perché firmassero il dossier sporco sulle armi di distruzione di massa irachene: nel mio racconto ‘Omicidio a Samarcanda’ riferisco su alcune di quelle pressioni. La mia fonte ha fatto spontaneamente il confronto con quello che sta accadendo ora, in particolare a Porton Down, senza alcun suggerimento da parte mia”.    

Vil Mirzanyanov è uno scienziato russo che partecipò al programma chimico sovietico prima di fuggire negli anni ‘90 negli Stati Uniti rivelando molti segreti prodotti proprio in quel laboratorio uzbeko dove lui lavorò. Nel 2007 pubblicò un libro che svelava i programmi chimici sovietici e anche le formule di questa sostanza incriminata.

Sul Wall Street Journal, Ralf Trapp uno dei massimi esperti internazionali di armi chimiche, ha ricordato come la divulgazione di questa formula “ha reso il Novichok disponibile per la riproduzione altrove” e che “altri Paesi svilupparono questo programma”.

La Russia ha aderito alla Convenzione sul Divieto di Sviluppo, Produzione, Stoccaggio ed Uso di Armi Chimiche e sulla loro Distruzione nel 1997 e da allora (a differenza degli Stati Uniti) ha distrutto tutte le scorte rimanenti dal programma di armi chimiche dell’Unione Sovietica: non le produce più.

Questi agenti e le loro formule non sono una conoscenza o un prodotto esclusivamente russo: uno dei principali siti di produzione era “l’Istituto di Ricerca Scientifica Statale Sovietico per la Chimica Organica e la Tecnologia” (GosNIIOKhT) a Nukus, in Uzbekistan.

Dalla sua indipendenza nel ’91, l’Uzbekistan ha lavorato col governo americano per smantellare e decontaminare i siti dove sono stati testati e sviluppati gli agenti Novichok ed altre armi chimiche.

Per questo le formule per i vari agenti di Novichok non sono un segreto russo, Stati Uniti e Regno Unito sicuramente sanno come realizzarli.

Si dice che gli agenti siano costituiti da semplici componenti utilizzati nei processi industriali civili; qualificare qualsiasi agente come “militare” è peraltro un’assurdità, visto che molti agenti chimici usati in àmbito civile sono incredibilmente letali.

Il laboratorio di armi chimiche Porton Down delle forze armate britanniche si trova a circa 13 chilometri da Salisbury, dove gli Skripal sarebbero stati avvelenati.

Il governo del Regno Unito sostiene che Porton Down abbia identificato l’agente presumibilmente usato sui due; il laboratorio è sicuramente anche in grado di produrre queste cose, proprio come lo sono laboratori simili in altri Paesi.

Detto questo, per puntualizzazione dei fatti accaduti, resta l’enigma: a chi giova questo tentativo di assassinio politico? Facciamo due conti:

  • il governo inglese è isolato in Europa a seguito della scelta brexit ed ha necessità di recuperare prestigio mondiale e solidarietà dall’UE
  • gli USA puntano a spaccare l’Europa in ottica poi di ricomposizione “tra forti” di rapporti bilaterali ed in questo il Regno Unito è privilegiato
  • Francia e Germania puntano a consolidare il loro partenariato e la loro egemonia sulle altre borghesie nazionali europee e quindi hanno interesse a contenere gli USA cercando nel contempo di blindare il Regno Unito rafforzando relazioni a loro volta privilegiate
  • la Russia di Putin è sempre più protesa a candidarsi come contraltare socialimperialista politico e militare nei confronti dell’imperialismo USA e sta creando problemi geopolitici alla “prima Europa” le cui borghesie nazionali non riescono a sottomettere economicamente ed a  traghettare politicamente sulle loro posizioni politiche la “seconda Europa” sempre più (ancora velatamente) ostile ai tentativi egemoni dell’asse franco-tedesco e contraria alle politiche sanzionatorie nei confronti dei russi

Ed allora, a conti fatti, e ad urne chiuse in Russia con lo scontato successo di Putin - meno plebiscitario di quanto appaia visto il 76% di voti ottenuto sul 64% dei votanti che equivale a circa 54 milioni di voti su un bacino di 110 milioni di persone aventi diritto al voto – l’operazione messa in piedi dal governo del Regno Unito potrebbe rivelarsi come un clamoroso boomerang per tutti gli attori occidentali protagonisti della “politica del nervino”.

Quanto sta accadendo, infatti, sta favorendo esclusivamente il gioco di potenze imperiali che hanno interesse a gestire, completare e definire la spaccatura tra le borghesie europee nel proprio interesse egemone: (a) gli USA, interessati a rapporti coesi con economie dominanti in funzione anti-russa; (b) la Russia che ha, parimenti, interesse ad accreditarsi come principale partner economico del vecchio continente in competizione con gli USA per la conquista di nuovi mercati.

Aggravante, di non poco conto per il prosieguo della costruzione della “nuova Europa” da più parti auspicata, è che  USA e Russia stanno giocando sul suolo europeo una partita (come visto con tutti i mezzi possibili ed immaginabili) che si può definire “doppia” in quanto non solo giocata tra di loro ma anche in competizione non secondaria con la Cina che ha il loro stesso obiettivo economico e che ha deciso di realizzare mediante la costituenda via della seta che però attracca via mare nel ventre molle del Continente: Grecia ed Italia.

 

Salerno, 18 marzo 2018

                                                                        


[1] Foreign and Commonwealth Office, il Ministero degli Esteri Inglese

[2] la sede centrale dei laboratori militari inglesi

[3] la sede del Governo

[4] il Ministro degli Esteri




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