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PER SALVARE I RISPARMI DEGLI ITALIANI BISOGNA AUMENTARE I SALARI

Paolo Savona, presidente di Consob, facendo riferimento all’imponente rialzo dei tassi deciso dalla Banca Centrale Europea nell’ultimo anno: “Se crescono i prezzi e si sterilizza l’eccesso di moneta non si può impedire che l’aumento si trasferisca ai salari”. Il nodo inflazione non può essere letto come un problema esclusivamente economico, aggiunge Savona: “La storia insegna che un’elevata inflazione crea presupposti anche per una deformazione della democrazia e l’emersione di forme di violenza sociale, che danneggerebbero tutti”. Il primo problema da affrontare quando si parla di prezzi troppo alti è, ovviamente, quello del risparmio delle famiglie meno abbienti. Nel giro di pochissimi mesi - dati pubblicati di recente dal sindacato bancario Fabi - il saldo totale dei conti correnti degli italiani è calato. Tra dicembre 2022 e marzo 2023 la liquidità è scesa di quasi 90 miliardi di euro, quasi cinque volte quanto attinto dalle riserve degli italiani nei dodici mesi precedenti. Come scritto nel report di Fabi "il rialzo del costo del denaro ha cambiato le carte in tavola per famiglie e imprese e con un mix imperfetto di tassi e inflazione, la ricchezza accumulata nel corso di anni corre il rischio di andare in fumo in tempi brevi. Sfrenata corsa dei prezzi, prestiti più onerosi e perdita di potere d’acquisto sono solo alcune delle maggiori conseguenze di un meccanismo economico perverso che mina il tesoretto degli italiani". In un periodo così "attingere ai propri conti liquidi sacrificando il risparmio, seppur poco fruttuoso ma ancora consistente, resta l’unica ancora di salvezza". In tutto questo la forbice che si è creata tra tassi di interesse attivi e passivi sui conti correnti non ha aiutato: tra i fenomeni monetari più sorprendenti dei conti italiani, non c’è solo l’erosione della liquidità che giace in banca ma anche la sfida che si gioca sui tassi d'interesse applicati ai depositi. A fine 2021 i tassi d'interesse si aggiravano intorno all’1,41% per i mutui delle famiglie, dopo la robusta stretta monetaria della Bce, con il costo del denaro che è salito fino al 3,75% nel maggio scorso, i tassi d'interesse sui mutui alle famiglie sono arrivati al 4,36%. Non si è verificato, però, un pari aumento per quanto riguarda i tassi d'interesse passivi in quanto gli interessi bancari a favore dei depositi della clientela hanno sfiorato appena lo 0,4%: il danno e la beffa. Se le famiglie tirano la cinghia sui consumi, è ovvio che anche per le imprese la situazione non può che peggiorare. I dati del tendenziale Istat sulla produzione industriale appena pubblicati, infatti, sono persino peggiori del previsto: su base annua si osserva una marcata caduta del 7,2%, la più ampia da quasi tre anni. Per trovare un calo superiore bisogna tornare indietro fino all’ormai lontanissimo luglio 2020, nella fase due dell’emergenza pandemica, quando la flessione era stata dell’8,3%. Il professor Andrea Boitani, ordinario di Economia Politica alla Cattolica di Milano, ci spiega: “È chiaro che, a lungo andare, questa situazione è insostenibile” e aggiunge: “L’inflazione del resto ha questo effetto: mangia il potere d’acquisto delle famiglie e quindi prima di ridurre i consumi, queste riducono i risparmi, a meno che le imprese non riescano a ridurre i prezzi di beni e servizi
oppure non vengano messe nelle condizioni di poterlo fare. La ripresa della domanda dopo la pandemia ha consentito una ripresa dei consumi, permettendo alle imprese di aumentare i prezzi, e per questo le famiglie si sono giocate quei risparmi messi da parte proprio durante il Covid. Ma se il peso dei salvadanai degli italiani si alleggerisce, prima o poi si rischia una battuta d’arresto dei consumi, come puntualizza sempre il professor Boitani: “A quel punto tenere i prezzi alti diventa difficile”. Anche il governo, però, in attesa del calo dei prezzi energetici, può fare la sua: una politica ancora più incisiva sulla concorrenza, perché tanto più è forte e intensa la concorrenza e meno le imprese possono accrescere in maniera discrezionale i prezzi. La concorrenza, infatti, funge da disciplina degli attori economici. Il governo non può tirarsi dietro ed essere spettatore degli eventi, pur avendo esultato in queste settimane per l'ipotesi di crescita del Pil migliore delle aspettative. Secondo il ministro Giancarlo Giorgetti quest’anno il governo può puntare a una crescita che si aggira intorno all’1,2-1,4%. Ma quei numeri rischiano di trasformarsi in fumo se la situazione prezzi non si sblocca. Di fatto ci troviamo in una situazione di dati economici schizofrenici: la produzione industriale è in flessione ormai da qualche mese ma mercato del lavoro e crescita ancora tengono e questo si riflette in una indecisione nelle scelte degli operatori economici e probabilmente anche sulla propensione alla spesa. Bisognerà attendere almeno il quarto trimestre per capire quali saranno gli effetti di questa strana schizofrenia sulla tenuta del Pil. Anche perché una cosa è il Pil e un’altra cosa è la produzione industriale, laddove il segno "meno" di una non è per forza incompatibile con il segno "più" dell’altro. Ma il segnale non è rassicurante, perché la potenza esportatrice italiana dipende ovviamente dalla produzione.




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