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PER UNA EQUA E SOLIDALE RIPARTIZIONE DELLE RISORSE DEL RECOVERY FUND

La Commissione Europea con il Next Generation EU – comunemente chiamato Recovery Fund – ha stanziato in totale 750,00 miliardi di euro per superare la crisi economica derivante dalla pandemia e per la ripartizione dei fondi tra gli Stati membri ha definito quattro criteri:  

1. popolazione          

2. reddito pro-capite

3. tasso medio di disoccupazione negli ultimi 5 anni

4. perdita cumulata di Pil periodo 2020-2021

In base a questi criteri all’Italia in una prima fase sono stati attribuiti circa 209 miliardi di euro, la fetta più importante dell’ammontare totale. Importante rilevare che se il criterio fosse stato soltanto quello della popolazione l’Italia avrebbe ricevuto soltanto 97,5 miliardi di euro mentre gli altri 111, 5 miliardi di euro sono stati attribuiti all’Italia perché il Mezzogiorno ha un reddito pro-capite medio di 17mila euro rispetto ai 33mila del Centro-Nord e registra un tasso di disoccupazione del 17% rispetto al 7,6% del Centro-Nord. Se le risorse del Recovery Fund assegnate all’Italia sono ben maggiori, più del doppio, rispetto al solo criterio della popolazione lo si deve assolutamente alle condizioni economiche della popolazione del Mezzogiorno per cui, nel rispetto dei criteri di cui sopra, il 70% delle risorse complessive dovrebbe essere destinato al Mezzogiorno ed il restante 30% al Centro Nord. Nella versione definitiva del PNRR, elaborato dal governo ed inviato alla Commissione Europea, i fondi da investire ammontano a 248,64 mld di euro: saranno 235,28 mld di euro quelli da spendere suddivisi in sei missioni strategiche, cui si aggiungono ulteriori 13,00 mld di euro da gestire per la mobilità nel Sud. Quindi, considerando solo i fondi relativi alle sei missioni strategiche, al Mezzogiorno d’Italia spetteranno 81,55 mld di euro, cioè il 34,66%, così ripartiti:

  1. Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura con 14,58 mld di euro (17,87%)
  2. Rivoluzione verde e transizione ecologica con 23,00 ml di euro (28,20%)
  3. Infrastrutture per la mobilità sostenibile con 14,53 mld di euro (17,81%)
  4. Istruzione e ricerca con 14,63 mld di euro (17,93%)
  5. Inclusione e Coesione con 8,81 mld di euro (10,80%)
  6. Salute con6 mld di euro (7,36% sulla base del riparto da effettuare tra le Regioni)

Calcolando anche i fondi aggiuntivi da gestire per la mobilità nel Sud, l’ammontare complessivo dell’investimento nel Mezzogiorno sale  a 94,55 mld di euro, comunque pari al 38,12% sul totale. Nelle intenzioni del governo il PNRR mira a ridurre il divario tra il Mezzogiorno e il resto del Paese ma non c‘è traccia alcuna di investimenti per la reindustrializzazione del Mezzogiorno. L’impatto complessivo del PNRR sul Pil nazionale fino al 2026 è stimato in circa il 16% per il Mezzogiorno previsto circa il 24%. Numeri tutti da verificare, soprattutto se gestiti da ministri “nordisti” posizionati nei ministeri-chiave del governo, ragion per cui diventa fondamentale che le forze progressiste e di sinistra in Parlamento si organizzino con i Sindacati per portare avanti una battaglia di equità in un governo «nordista» che potrebbe essere egemonizzato dal peso politico della Lega e condizionato da quello economico della Confindustria.

 

 

 




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