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OPERAZIONE BLUE MOON: L'EROINA ENTRA IN ITALIA.

Si chiamò «operazione Blue Moon». Obiettivo: infiltrare e devastare il movimento operaio a partire dal 1968. In quell'anno presero piede nel mondo occidentale i movimenti giovanili di contestazione. L'Italia è un Paese osservato speciale: è una portaerei naturale nel Mediterraneo, confina con la jugoslavia comunista e ha il partito comunista più grande d'Europa. Gli Stati Uniti e la NATO non possono permettere che i movimenti giovanili diano ancora più potere al partito comunista, facendogli vincere le elezioni. Nel 1972 venne approvata la legge Valsecchi, con cui furono messe al bando dalle farmacie tutte le anfetamine, sostanze molto diffuse fino ad allora. Nello stesso anno si registrò un picco di arresti legato al traffico di marijuana, che diventò improvvisamente introvabile. Fu come se qualcuno avesse chiuso apposta dall'alto il rubinetto per preparare il terreno all'ingresso di una nuova sostanza, più potente e più letale. E infatti nel 1974 sparì anche la morfina dal mercato italiano e arrivò, all'improvviso, l'eroina. L'operazione «Blue Moon» iniziò a Roma, in Piazza di Campo dei fiori, sotto la statuta di Giordano Bruno. Il giornalista Marcello Baraghini raccontò di aver pedinato e fotograto quell'anno i primi tre spacciatori di eroina, per poi essere avvicinato da uno di loro che gli ha disse di non prendersela con lui perché quest'operazione era stata pensata dai servizi segreti. Da quel momento si aprì l'argine della diffusione di eroina e nel 1974 a Udine morì il primo ragazzo per overdose. Nel 1975 i morti si moltiplicarono. Due anni dopo il numero dei decessi per eroina si triplicò, i consumatori divennero almeno ventimila. A metà degli anni '80 i tossicodipendenti da eroina di contarono in circa trecentomila. In dieci anni morirono oltre seimila persone. La risposta delle forze dell'ordine per contrastare il fenomeno fu molto blanda. A Roma, nel 1975, si registrò un solo sequestro di un grande quantitativo di eroina. Tuttavia il commissario che lo effettuò, Ennio di Francesco, venne allontanato il giorno stesso dell'operazione. Egli stesso, poi, riferì che quell'eroina era particolarmente forte e ben fatta. Secondo il giudice Guido Salvini il collante di tutta l'operazione fu Ronald Stark, già ritenuto responsabile per la diffusione di LSD tra i movimenti giovanili americani. Stark arrivò in Italia e si fece arrestare: in carcere riuscì ad entrare in contatto con elementi dell'autonomia operaia e, soprattutto, delle Brigate Rosse. Egli fu uno dei più enigmatici personaggi rimasti implicati nelle storie di terrorismo italiano e internazionale, morto nel 1984. Fu un uomo ricchissimo, stando alle indagini svolte sul suo conto, titolare di due fattorie in California e di un laboratorio di ricerche in Belgio, arrestato a Bologna nel 1975 con l'accusa di traffico internazionale di stupefacenti. Gli USA, che formalmente lo ricercavano da anni, non vollero, però, richiedere la sua estradizione anzi, durante la sua prigionia, quest'uomo intrattenne rapporti continui ed amichevoli con il consolato americano e con alcuni funzionari della polizia italiana. Nel 1978 addosso ad alcuni arrestati per fatti di terrorismo furono ritrovate alcune piantine di campi paramilitari di Baalbeck, vicino a Beirut, corredate di indirizzi a cui rivolgersi in caso di bisogno. Autore del prontuario fu proprio Ronald Stark che, primo cittadino americano, fu raggiunto da un ordine di cattura per banda armata. Poche settimane dopo, però, il misterioso personaggio fu scarcerato e sparì dalla circolazione. Motivo ufficiale della liberazione: era un agente della Cia.




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