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LA NATO E LA RUSSIA: STORIA DI UN INGANNO FATALE.

George Bush e Mikhail Gorbacëv si incontrarono a Malta nei giorni 2 e 3 dicembre 1989 proprio all’indomani della caduta del muro di Berlino e alla vigilia del disfacimento del Patto di Varsavia. Nella piccola isola mediterranea, il Presidente americano assicurò al Presidente sovietico che “la giurisdizione della NATO non si sarebbe allargata nemmeno di un centimetro verso oriente”. L’accordo verbale era chiaro: se la Russia rinunciava alla sua egemonia sull’Europa centro-orientale gli USA non avrebbero in alcun modo approfittato di tale concessione per allargare la loro influenza e minacciare la sicurezza strategica russa. Un «gentlemen’s agreement» mai però formalizzato per iscritto e negli anni pervicacemente smentito dalle varie amministrazioni USA e dai loro terminali europei. Ultimo in ordine di tempo l’ex Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, che ha seccamente ribadito che “nessuno, mai, in nessuna data e in nessun luogo, aveva fatto tali promesse all’Unione Sovietica”. Invece, i due statisti si accordarono per rilasciare un comunicato congiunto della massima importanza dove, sulla base degli accordi raggiunti durante i colloqui, si concordava sul fatto che l’Unione Sovietica dovesse rinunciare a ogni intervento per sostenere gli agonizzanti sistemi comunisti dell’Est, mentre gli USA s’impegnavano a non ricavare alcun vantaggio strategico dagli sviluppi politici conseguenti alla decisione della Russia. Si trattò di un comunicato che allora non fu formalizzato per iscritto ma i cui contenuti si possono evincere dal verbale russo del colloquio tra i due premier – tradotto in inglese a cura del «National Security Archive, ThinkTank» che era un’emanazione della George Washington University – nel punto in cui Bush rassicurava il suo interlocutore sul fatto “che i profondi cambiamenti politici in corso non avrebbero danneggiato la posizione internazionale della Russia” e dichiarava: “Spero che abbiate notato che mentre i mutamenti nell’Europa orientale sono in corso, gli Stati Uniti si sono impegnati a condannare tutte le dichiarazioni volte a danneggiare l’Unione Sovietica. Ed è per questo che molti negli Stati Uniti mi accusano di essere troppo cauto nella mia politica estera. È vero, sono un uomo prudente, ma non sono un codardo; e la mia amministrazione cercherà di evitare di fare qualsiasi cosa possa danneggiare la vostra situazione strategica e quella che riguarda il vostro tradizionale hinterland. Mi è stato anche insistentemente consigliato di scalare ciò che resta del muro di Berlino e fare da quel pulpito dichiarazioni stentoree e provocatorie contro di voi. La mia amministrazione, tuttavia, è fermamente decisa a evitare questi passi falsi e a mantenere una posizione equilibrata”. L’esistenza del cosiddetto «accordo di Malta» fu poi confermata dalle dichiarazioni del Primo ministro inglese, Margaret Thatcher, del Cancelliere tedesco, Gerhard Schröder, del Presidente francese, François Mitterrand, e dalla testimonianza dell’allora ambasciatore statunitense a Mosca, Jack Foust Matlock. D'altronde, dopo un lungo periodo di enigmatico silenzio, lo stesso Gorbacëv tornò  su questo punto, rimproverandosi tardivamente per la passata sprovvedutezza ed esprimendo il rammarico che le garanzie offerte da Bush siano rimaste un semplice accordo verbale senza trasformarsi in un’esplicita convenzione diplomatica dove si sarebbero potute recepire anche le assicurazioni fornitegli dal segretario di Stato, Baker, subito dopo la caduta del Muro, secondo le quali “la giurisdizione della NATO non si sarebbe allargata di un pollice verso Oriente”. Come tutte le intese sulla parola, l’accordo stipulato nella piccola isola del Mediterraneo può essere sottoposto a molteplici interpretazioni ma non azzerato nella sua sostanza. Il significato del «compromesso storico» tra Urss e Occidente era tutto nelle parole pronunciate da Baker: da una parte, la Russia rinunciava alla sua egemonia sull’Europa orientale e, dall’altra, gli Stati Uniti non avrebbero in alcun modo approfittato di tale concessione per allargare la loro influenza su quella regione. Erano, però, quelle di Baker, promesse scritte sulla sabbia poiché molto prima della crisi russo-ucraina, la Russia si è ritrovata accerchiata da un «cordone sanitario» di paesi NATO simile a quello che le Potenze occidentali avevano steso attorno alla Russia bolscevica nel 1919. Il riferimento storico decisivo è quello legato al «Trattato sullo stato finale della Germania» – passato alla storia come «Accordo 2+4» – che fu siglato a Mosca il 12 settembre 1990 tra Repubblica Democratica Tedesca e URSS + USA, Francia, Regno Unito e Germania Ovest – firmato rispettivamente da Lothar De Maizière, Eduard Shaverdnadze, James Baker, Roland Dumas, Douglas Hurd e Hans-Dietrich Genscher – nel quale fu deciso il futuro assetto della Germania riunificata. Con la firma sul Trattato la ‘questione tedesca’ trovava finalmente soluzione: le quattro potenze occupanti rinunciavano ai diritti sulla Germania, inclusi quelli su Berlino e assicuravano che il Paese sarebbe rimasto da quel momento in avanti territorio libero da occupazioni. I russi avrebbero dovuto lasciare completamente il territorio e le potenze occidentali non avrebbero più potuto usare la Germania come avamposto militare. A latere di questo accordo fu stabilito che la NATO non avrebbe ampliato i propri confini oltre i confini tedeschi. Questa parte dell’accordo non fu messa per iscritto ma, a distanza di anni, sono emerse le prove che un siffatto accordo fosse stato stabilito. Infatti, la rivista tedesca «Der Spiegel» ha riportato la scoperta di un documento d’archivio che, come dice l’articolo, rafforza la versione delle autorità russe secondo cui quando la Germania fu unificata, all’URSS fu promesso che la NATO non si sarebbe espansa a est. Il documento è stato scoperto nei British National Archives dal politologo americano Joshua Shifrinson, professore alla Boston University:

 MY 4 IPTS: QUADRIPARTITE MEETING OF POLITICAL DIRECTORS, BONN, 6 MARCH: SECURITY IN CENTRAL AND EASTERN EUROPE

SUMMARY

1.      UK CIRCULATES PROMISED PAPER ON SECURITY IN CENTRAL AND EASTERN EUROPE.                           GENERAL A AGREEMENT THAT MEMBERSHIP OF NATO AND  SECURITY GUARANTEES UNACCEPTABLE. AGREEMENT TO CONSIDER STATEMENT BY SPRING NAC INDICATING NATO'S INTEREST IN SECURITY                                                                 AND STABILITY IN EASTERN EUROPE. THICKENING OF BILATERAL RELATIONS AND NATO/EAST EUROPEAN CONTACTS.

DETAIL

2.      CHROBOG (GERMANY) SAID WE NEEDED NEW IDEAS ON HOW TO PROVIDE FOR THE SECURITY OF CENTRAL AND EAST EUROPEAN COUNTRIES. WE HAD  MADE IT CLEAR DURING THE 2+4 NEGOTIATIONS THAT WE WOULD NOT  THE EXTEND NATO BEYOND THE ELBE (SIC). WE COULD NOT THEREFORE OFFER MEMBERSHIP OF NATO TO POLAND AND THE OTHERS. WE MIGHT HOWEVER CONSIDER REFERRING TO OUR INTEREST IN THESE COUNTRIES IN FUTURE  NATO DECLARATIONS. FURTHER STEPS COULD BE TAKEN IN THE CSCE AND                                               THROUGH BILATERAL AGREEMENTS.

In precedenza, il documento era classificato come ‘segreto’ ma poi è stato declassificato nel 2017. Si tratta del verbale della riunione dei direttori politici dei ministeri degli esteri di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania, tenutasi a Bonn il 6 marzo 1991. Il tema era la sicurezza nell’Europa centrale e orientale. L’organizzazione del Patto di Varsavia a quel punto stava già implodendo, e i politici dei paesi del blocco sovietico avevano segnalato ai paesi occidentali il loro interesse ad aderire alla NATO. Tuttavia, come fatto osservare nell’articolo, dal documento è chiaro che inglesi, americani, tedeschi e francesi convennero che l’adesione dell’Europa orientale alla NATO era “inaccettabile”. Secondo la nota, il direttore politico del ministero degli Esteri tedesco, Jurgen Hrobog, dichiarò che “nelle trattative a 2 + 4 abbiamo chiarito che non estenderemo la Nato oltre l’Elba. Non possiamo quindi dare alla Polonia e agli altri l’ingresso nella NATO”. E il rappresentante degli USA, Raymond Seitz, afferma sempre il documento, concordò: “Abbiamo chiarito all’Unione Sovietica – nei colloqui 2 più 4, così come in altri negoziati – che non intendiamo beneficiare del ritiro delle truppe sovietiche dall’est Europa… La NATO non dovrebbe espandersi ad est né formalmente né informalmente”.  
(Nota: il testo chiarisce che non si è parlato dell’Elba ma dell’Oder).
La NATO ha sempre escluso questa ricostruzione, ma la preoccupazione russa per l’espansione dell’Alleanza atlantica a Est emergerebbe anche dalla trascrizione di una telefonata dell’ex presidente russo Boris Yeltsin al presidente statunitense Bill Clinton del 15 settembre 1993: “Voglio anche portare attenzione al fatto che lo spirito del trattato sullo stato definitivo della Germania firmato in settembre nel 1990, specialmente le previsioni che proibiscono il dispiegamento di truppe straniere nei territori orientali della Germania, preclude l’opzione dell’espansione della zona Nato all’Est”. Ma il corso degli eventi prese una piega ben diversa da quanto, formalmente e informalmente, deciso in quegli anni.





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