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MIKHAIL GORBACËV E LA SPERANZA INFRANTA

Gorbacëv decise di far saltare il banco nel momento in cui si rese conto che non era possibile sovvertire la pianificazione centralizzata in Urss ma solo migliorarla. Sugli arsenali atomici concesse tutto a Reagan senza ottenere nulla in cambio. Nel PCUS emarginò Egor Ligaciov nel Politburo del partito e favorì Boris Eltsin per la nomina a presidente della Federazione Russa nel 1991. Nel 1989 impresse una svolta decisiva nello smantellamento dei governi del socialismo reale, favorendo, in Romania, il golpe contro Ceausescu e spingendo in Germania Orientale i riformatori liberali della SED a destituire Honecker e ad abbattere il muro di Berlino. Da ultimo, come riconosciuto in un'intervista rilasciata al Daily Telegraph nel 2008, ammise di essersi fidato dell'impegno statunitense a non allargare la NATO oltre il fiume Oder. Lungi dall'aver apportato le necessarie riforme e riorganizzazioni del sistema economico socialista in Urss, perestroika e glasnost si trasformarono in grimaldelli necessari a porre fine all'esperienza del Paese dei Soviet.

• La svolta nel PCUS

Nel 1987 e nel 1988 - gli anni di svolta della perestrojka - Gorbacëv del Partito Comunista abbandonò il progetto di riforma portato avanti nel 1985 e nel 1986. Nel nome di una accelerazione della perestrojka e di un superamento della resistenza conservatrice, Gorbacëv e i suoi consiglieri adottarono una nuova linea al Plenum del Comitato Centrale del PCUS del gennaio 1987 e alla Nona Conferenza del Partito del giugno 1988.  In questo lasso di tempo il nuovo corso imboccò tre direttrici: (1) la riforma del Partito divenne la liquidazione del Partito, con l'esclusione del Partito dal potere (2) sotto la bandiera della glasnost, i media sovietici divennero sempre più anticomunisti (3) Gorbacëv abbracciò l'attività imprenditoriale privata. Queste nuove politiche indebolirono in modo oggettivo le fondamenta del socialismo sovietico: la leadership del Partito Comunista, la socializzazione dei mezzi di produzione e la pianificazione economica, mandando in pezzi l'unità dell'URSS come Stato federale multinazionale. Il punto di svolta non è identificabile in un singolo momento preciso, ma in un intervallo di diciotto mesi - da gennaio 1987 a giugno 1988 - quando le politiche di "riforma politica radicale" e di "riforma economica radicale" trasformarono la perestrojka da un programma potenzialmente costruttivo proprio nel suo opposto, un progetto di demolizione che distrusse l'URSS. Le nuove politiche indebolirono e smantellarono la pianificazione centralizzata a favore del mercato, promossero la proprietà privata e abbandonarono la solidarietà internazionale con movimenti e paesi alleati. Leva centrale in tutto il meccanismo fu l'indebolimento del Partito. Secondo le parole di uno storico statunitense, Robert V. Daniels, Gorbacëv scatenò "una sequenza di eventi al centro politico, intrinsecamente imprevedibili, che svuotarono l'autorità e la legittimità" del Partito Comunista. Sotto gli slogan della «democratizzazione» e della «decentralizzazione» divenne rapidamente irreversibile il processo demolitorio che Gorbacëv avviò nel biennio 1988-1989.

• Le tappe che portarono alla fine  dell'URSS

1985-1987: Gorbacëv, appena nominato Segretario Generale del PCUS, dichiara fedeltà al leninismo impegnandosi a rettificare il disastroso andamento dell'economia sovietica per depurarla da corruzione e deriva mercantile sottotraccia, puntando a rilanciare una migliore e più efficiente pianificazione centralizzata.

1988-1989: cooptati ai massimi vertici del PCUS elementi apertamente anticomunisti, tra questi spiccatamente Aleksandr Nikolaevič Jakovlev, vissuto in Canada come ambasciatore per dieci anni, diventato membro del Consiglio dei deputati del popolo. La sua presenza nel dipartimento di agitazione e propaganda segna un profondo cambiamento nel rapporto tra partito e mass media sovietici che vengono esortati alla critica serrata contro il PCUS. Gorbacëv, incapace di fermare la deriva, sempre più scavalcato dall'intensigenza dei suoi stessi più stretti collaboratori, si arrende al nuovo corso antisocialista che sotto copertura di parole d'ordine quale "perestroika" e "glasnost"  punta a favorire la nascita di un sistema economico capitalista e di un sistema politico multipartitico.

1990-1991: si compie la disgregazione dell'URSS.
Dopo aver trionfato sui suoi oppositori, uno per tutti Egor   
Ligačëv, Gorbacëv rimodellò l'URSS in cinque modi cruciali. Primo tassello: mise fine al ruolo dominante e alla posizione monopolistica del PCUS, trasformandolo in un partito parlamentare. Secondo tassello: minò pianificazione centrale e la proprietà pubblica, spingendo il Partito fiori dalla gestione economica nel tentativo di operare una transizione un'economia di mercato e iniziando a privatizzare le imprese statali ed a incoraggiare la crescente economia secondaria. Terzo tassello: si arrese agli Usa su una gamma di questioni di politica estera cercando, alla fine, un'alleanza esplicita con l'imperialismo. Quarto tassello: permise al media della glasnost di rimodellar l'ideologia e la cultura sovietiche. Quinto tassello: , ormai spiazzato rispetto alla questione nazionale, cercò di reprimere i separatisti baltici oscillando in modo ondivago verso trattative volte ad una ricerca, rivelatosi subito infruttuosa, di una nuova base su cui rifondare l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.





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