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IN EUROPA E IN ITALIA UNITÀ DELLA SINISTRA E FRONTE ANTIFASCISTA

Dalle elezioni politiche in Germania e in Svezia arrivano i primi segnali forti, comunque da verificare in altri Paesi europei. I partiti del Centro liberale si stanno spappolando sotto il peso delle loro stesse contraddizioni sulla guerra in Ucraina e sulle politiche migratorie. Stanno crescendo partiti fascisti e sedicenti pacifisti (a spese del popolo ucraino) ma anche, nel contempo, xenofobi e razzisti. La sinistra riformista tiene le posizioni ma non convince appieno l'elettorato, non riuscendo ad assumere posizioni nette sulla guerra in Ucraina ma raccogliendo consensi importanti - soprattutto in Svezia - grazie al voto degli immigrati e relativamente alle politiche migratorie definite nei programmi elettorali ma, soprattutto, riuscendo spostare a sinistra i partiti centristi sulle politiche economiche, sociali e dell'accoglienza. Diversa la situazione in Germania dove l'alleanza tra CDU ed SPD non convince da tempo, orfana soprattutto della guida di una statista del calibro di Merkel, la Sinistra di classe è arroccata su posizioni pericolosamente affini al partito nazista AfD, unico in crescita esponenziale di consensi, su temi avvertiti nella società tedesca quali la guerra in Ucraina (stop all'invio di armi a Kiev) e migrazioni (prima i tedeschi e stop agli ingressi di migranti) laddove la Sinistra riformista non riesce a catalizzare importanti consensi e neanche ad iniziare un confronto con il socialdemocratico della SPD incredibilmente ancora abbracciati alla CDU in caduta libera. Queste contraddizioni nel campo della Sinistra - con la Linke e la SBW che non riescono a dialogare restando ancorate la prima al suo europeismo riformista e la seconda al suo antieuropeismo sovranista - lasciano nel guado la possibile svolta a sinistra della Germania, da sempre faro politico in Europa, nonostante attualmente in crisi economica e politica come, del resto, tutti i Paesi dell'Unione Europea per ragioni ben note. In Italia l'anno prossimo, salvo colpi di teatro, si terranno le elezioni politiche in una situazione diversa da quella osservata in Germania e in Svezia. Nel nostro Paese, anche e soprattutto per "merito" delle leggi elettorali con cui si vota da tempo, non esiste un Centro politico definito e autonomo dalle coalizioni di Destra e di Sinistra bensì, da un lato, si ritrova inglobato nel blocco di Destra con ininfluenti possibilità e inesistenti capacità di orientarne le politiche economiche e sociali e, dall'altro lato, resta intrappolato in un partito, il Partito Democratico, trasformatosi in un contenitore neanche tanto capiente della ritrovata contrapposizione tra ex democristiani ed ex comunisti confluiti ormai da quasi venti anni (ottobre 2007) in un'organizzazione che avrebbe dovuto fondare una «casa comune» in cui far convivere e dialogare le grandi tradizioni della sinistra riformista e del cattolicesimo democratico insieme con varie componenti liberal-democratiche e ambientaliste. Nulla di tutto ciò, anzi oggi il Partito Democratico è una casa che di comune non ha quasi più niente, visto e considerato, che le due anime poco o niente dialogano e quasi per niente esprimono voti in maniere univoca e concordata, fermo restando che è la prima forza politica di opposizione in Italia. I due schieramenti politici sono pervasi, piuttosto, da spinte centripete. Spinte controllate bene a Destra con Forza Italia ormai solo acquiescente in un blocco sempre più pervaso da politiche reazionarie ed antipopolari. Spinte difficili da controllare a Sinistra laddove un raggruppamento centrista preferisce coltivare la propria "autonomia" nell'alveo sicuro del secondo partito del Paese sempre più su posizioni liberal-democratiche e con un blocco di sinistra sempre più propenso ad agire in proprio, piuttosto che cercare di mediare e rafforzare l'unità della coalizione organicamente di Centrosinistra. In questo contesto, al momento per nulla foriero di sviluppi programmatici condivisi soprattuto con riferimento alla guerra in Ucraina, il Centrosinistra - obbligato a restare coeso, visti i meccanismi riproposti anche dall'imminente approvazione della legge elettorale - è obbligato a studiare tanto lo scenario politico che si sta delineando in Europa, quanto il contesto sociale presente nel nostro Paese anche e soprattutto in virtù dei nuovi equilibri politici che potrebbero ancor più radicalizzare il blocco di Destra con l’irrompere sulla scena politica di un partito dichiaratamente xenofobo in grado, se non opportunamente contrastato, di intercettare anche il voto dei ceti popolari emarginati dal sistema ma non completamente intercettati dalle forze democratiche e di Sinistra. Quando è in corso una guerra tra poveri c’e sempre una parte di essi che preferisce sottomettersi a chi detiene il potere economico per garantirsi posizioni di vantaggio, comunque nel servilismo verso il padrone, indebolendo piuttosto che rafforzare la solidarietà di classe. Così vince la Destra in Europa e in Italia!!

 

 





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