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EIN VOLK, EIN REICH, EIN FÜHRER: UN POPOLO, UNA NAZIONE, UN CAPO.
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- Di Comintern
- Sabato, 06 Giugno 2026 17:40
Da un po' di tempo si aggira per il nostro Paese un ex generale dei paracadutisti, riconvertitosi in uomo politico, che nelle piazze in cui svolge i suoi comizi, descrive ai cittadini il suo progetto di Italia. Oltre a temi patriottici quali la grandezza e la potenza dell'Italia, il rispetto che tutti gli italiani devono tornare a ricevere dalla comunità internazionale, ha preso piede – diventando col passare dei giorni e dei comizi sempre più centrale – il tema dei migranti, soprattutto extraeuropei, nel nome della riappropriazione della «italianità» che altro non è che il concetto, che credevamo fosse morto e sepolto, di superiorità della razza italiana, senza alcun eufemismo. Perché l’attacco frontale e reiterato ai migranti, segnatamente a quelli di religione musulmana? Il discorso merita un approfondimento finalizzato a capire qual è il vero obiettivo politico di Vannacci. Ebbene, iniziamo col dire che i migranti sono fondamentali per l'Italia al fine di sostenere il sistema pensionistico, coprire la mancanza di lavoratori e contrastare il rapido invecchiamento della popolazione. Senza nuova forza lavoro e nuovi contribuenti, l'economia e i servizi sociali del Paese rischiano il collasso. Vari e diversi sono i motivi per cui il nostro Paese ha bisogno dell'apporto dei lavoratori stranieri:
• per il sostegno al sistema pensionistico perché i lavoratori stranieri pagano regolarmente i contributi e il denaro incassato dall'INPS permette di pagare le pensioni agli italiani che hanno smesso di lavorare
• per il contributo fornito alla crescita del PIL perché i cittadini stranieri producono una grossa fetta della ricchezza nazionale, stimata attorno al 10% del totale
• per l'incremento del lavoro agricolo perché sono tanti gli immigrati impiegati in questo settore, garantendo la raccolta di frutta e verdura, altrimenti destinata a marcire nei campi
• per la cura delle persone perché molti lavoratori stranieri assistono anziani e malati a casa, permettendo a tante famiglie italiane di organizzare serenamente le giornate di lavoro
• per lo svolgimento dei lavori manuali e pesanti perché i migranti accettano spesso lavori usuranti o pesanti che molti italiani rifiutano, quali quelli nell'edilizia, nei trasporti e nella logistica
• per il rimedio al calo demografico perché l'Italia è uno dei Paesi più vecchi al mondo, con sempre meno nascite laddove i migranti sono solitamente più giovani e contribuiscono a formare nuove famiglie nel Paese e poi, mandando a scuola i loro figli, evitano soppressioni di classi e accorpamenti di istituti soprattutto nei piccoli centri
A Vannacci basterebbe consultare il XIII Rapporto Annuale del Ministero del Lavoro per approfondire i dati ufficiali sugli stranieri nel mercato del lavoro nazionale, evitando di andare in giro a fomentare razzismo parlando di «remigrazione» per tentare di compattare tutti i lavoratori italiani, sfruttati in casa propria, in una guerra tra poveri contro altre donne e altri uomini che in Italia vengono per trovare il lavoro negato e/o reso loro impossibile dalle multinazionali che devastano i loro Paesi. Tutto questo, fermo restando l’impegno a contrastare comunque fenomeni criminosi e/o delinquenziali dovuti anche e soprattutto alle condizioni di estremo disagio e di ghettizzazione a cui sono sottoposti donne e uomini che in massa stanno entrando in Europa lungo la via italiana. Il contrasto a questi fenomeni di microcriminalità può e deve essere affrontato e superato favorendo organicamente l’inserimento di queste persone nella società italiana, sia facilitando l’apprendimento della lingua e delle leggi che offrendo condizioni di vita e di lavoro dignitose. Pensare di fermare un flusso umano diventato oggettivamente inarrestabile è solo facile ricerca del consenso. Vannacci non vuole compattare gli italiani per dare dignità ai giovani che cercano disperatamente lavoro, per permettere alle famiglie dei lavoratori che hanno bisogno di un salario degno e di un lavoro certo di poter vivere degnamente e di poter avere e crescere figli da mandare a scuola o di indirizzare al lavoro con serenità, per sviluppare politiche di redistribuzione del reddito e di massimizzazione dell'occupazione. Alla fine, Vannacci non vuole "cambiare lo stato di cose presenti" e indirizzare l'Italia verso un modello di sviluppo politico ed economico equo e solidale. Vannacci vuole un Paese "armonico" fondato su una società razziale che, dietro vuote parole - quali Patria, diritto, principi e valori - accetti di essere plasmata alla volontà di un Capo. Il suo progetto è quello di riportare il Paese nel buio di un periodo storico sconfitto e superato dalla coscienza civile e democratica del popolo italiano.