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LA MAGISTRATURA TRA FASCISMO E DEMOCRAZIA
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- Di Comintern
- Venerdì, 20 Marzo 2026 05:27
La magistratura sotto il fascismo - dal 1922 al 1943 - subì una completa fascistizzazione, perdendo la propria indipendenza per diventare un braccio del regime. Attraverso purghe, controllo gerarchico e l'istituzione del Tribunale Speciale, il sistema giudiziario fu piegato alla repressione del dissenso politico e all'affermazione dell'autoritarismo, unificando le carriere e subordinando i giudici al Ministero della Giustizia. Le principali caratteristiche della "fascistizzazione" della magistratura furono:
<> la subordinazione al governo che eliminò le norme che garantivano l'indipendenza giudiziaria, ponendo la magistratura sotto il suo controllo diretto
<> la rigidità della struttura che venne resa rigorosamente gerarchica proprio per garantire che le direttive del governo fossero eseguite
<> le epurazioni avvenute dopo il delitto Matteotti allorquando i magistrati antifascisti o non allineati furono allontanati
<> l'introduzione consequenziale della carriera unica con l'organizzazione di una struttura che non differenziava giudici e pubblici ministeri, posti sotto lo stesso vertice funzionale all'autoritarismo penale dell'epoca
<> l'istituzione del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato per gestire i reati politici, spesso con giudici militari, semplicemente senza alcuna garanzie difensiva
Da ultimo, ma non ultimo, giusto ricordare che la Magistratura, controllata dal regime, fu complice nell'applicazione delle leggi razziali del 1938.
Da tutto questo, a dire che chi vota NO al referendum sulla giustizia (cioè la sinistra, secondo la narrativa del governo) è contro la separazione delle carriere dei magistrati e, quindi, sostiene proprio un impianto fascista di controllo sui giudici, è pura menzogna e pura ignoranza. È menzogna in quanto:
<> l'autonomia del potere giudiziario da quello esecutivo e da quello legislativo è già sancita dalla Costituzione antifascista
<> sia il PSI col ministro socialista Vassalli nel 1991 che il PdS con la bicamerale D'Alema nel 1997 ragionarono su una proposta di separazione delle carriere per favorire la terzietà del giudice
<> nel programma presentato dal Partito Democratico alle elezioni politiche del settembre 2022 la proposta di creazione con legge costituzionale dell'Alta Corte, peraltro non sviscerata in maniera dettagliata, era funzionale esclusivamente a giudicare le impugnazioni sugli addebiti disciplinari dei magistrati e sulle nomine contestate, quindi con competenze circoscritte nel caso di ricorso contro una decisione che accertava o escludeva la responsabilità di un magistrato, e nel caso di nomine relative alla carriera eventualmente contestate
<> nel testo di un disegno legislativo, invece, presentato dal Partito Democratico nel marzo 2022 era specificato che l’Alta Corte avrebbe giudicato solo le impugnazioni contro sanzioni disciplinari già decise dal CSM che avrebbe, quindi, mantenuto la competenza a decidere in primo grado sui procedimenti disciplinari (a differenza del diverso assetto previsto dalla riforma costituzionale promossa dal governo Meloni che trasferisce all’Alta Corte l’intera funzione disciplinare)
Ma sostenere che chi vota NO è contro la separazione delle carriere dei magistrati e, quindi, è davvero responsabile del ritorno ad una normativa fascista è anche pura ignoranza perché:
<> non si sono studiate né la storia del rapporto tra governo e magistratura e né le varie proposte di legge che si sono succedute nel tempo
<> ci si è affidato al messaggio propagandistico, a volte demenziale, di vari social network oppure a messaggi spot di uomini politici in quanto tali impegnati più a propagandare che a informare con obiettività.
Agli italiani toccherà scegliere che fare!!