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LA LUNGA MARCIA DELLA COREA DEL NORD

La Corea del Nord fino al 1974 aveva un reddito pro-capite superiore a quello della Corea del Sud poi, però, in gran parte a causa dell'indebitamento estero  - nel 1979, la Corea del Nord rinegoziò gran parte del suo debito internazionale ma nel 1980 si ritrovò in default con i suoi prestiti ad eccezione di quelli dal Giappone - e di una prolungata siccità e cattiva gestione economica, la crescita industriale del Paese rallentò e il Pil pro capite scese, agli inizi degli anni Ottanta, a circa un terzo di quello della Corea del Sud. Le cause complesse di questo andamento furono anche determinate da un fattore importante quale la percentuale sproporzionatamente elevata del Pil - fino al 25% - che la Corea del Nord dedicava al finanziamento delle sue forze armate. Ma gli anni Ottanta furono, necessariamente, anche quelli della ripresa economica e delle prime riforme socialiste finalizzate a diminuire il controllo centrale dell'economia che coinvolse le imprese industriali, attuate sotto la supervisione di Kim Jong-il, figlio del Grande Leader Kim Il-sung. Nell'ottobre del 1980 si svolse il sesto Congresso del Partito del Lavoro di Corea, da cui la posizione di Kim Jong-il uscì molto rafforzata: al termine delle riunioni egli fece il suo ingresso nel politburo, nella commissione militare e nella segreteria del partito. Nel febbraio del 1982 l'Assemblea popolare suprema ratificò gli incarichi di Partito ricevuti e da quel momento molti osservatori internazionali compresero che Kim Jong-il aveva ricevuto un'investitura politica con la quale di adoperò a modernizzare l'economia del Paese, guardando sempre più alla Cina. Già nel marzo del 1984 da lui arrivò l'invito a rafforzare l'attuazione del sistema di contabilità indipendente delle imprese che aumentò l'interesse verso la gestione d'impresa e verso il sistema di contabilità indipendente. All'interno del sistema economico venivano ancora assegnate delle quote di produzione ai dirigenti di fabbrica, ma venne data una maggiore discrezionalità nelle decisioni relative alla manodopera, alle attrezzature, ai materiali e ai finanziamenti. Oltre al capitale fisso, a ciascuna impresa venne assegnato un minimo di capitale circolante dallo Stato tramite la Banca centrale e venne richiesto di coprire le spese operative con i proventi delle vendite fino al 50% dell'utile mentre la restante metà poteva essere trattenuta dall'impresa per l'acquisto di attrezzature, l'introduzione di nuove tecnologie, il miglioramento del benessere e per i bonus ai lavoratori. Il sistema in quanto tale venne a garantire alcuni incentivi interni e un certo grado di autonomia a livello di microsistemi autonomi a differenza del sistema di allocazione del bilancio, in base al quale l'eventuale surplus veniva trasferito al governo nella sua interezza. Un'altra innovazione - il "Movimento di produzione di beni di consumo del popolo 3 agosto" - fu incentrata sulla produzione di beni di consumo. Il provvedimento prese il nome dal giorno in cui Kim Jong-il effettuò una visita ispettiva ad una mostra di prodotti industriali leggeri tenutasi a Pyongyang, appunto il 3 agosto 1984. Il Movimento imponeva ai lavoratori di utilizzare risorse e strutture produttive disponibili a livello locale per produrre i beni di consumo richiesti. All'apparenza, il Movimento non sembrava differire molto dai programmi industriali locali esistenti sin dagli anni Sessanta, sebbene venisse consentito un certo grado di autonomia e le scelte riguardo alle quote di produzione, i prezzi e gli acquisti venivano decise ed effettuate al di fuori della pianificazione centrale. Inoltre, furono creati negozi per vendere direttamente ai consumatori i beni prodotti all'interno del movimento che rappresentò un terzo settore nella produzione di beni di consumo, oltre all'industria leggera controllata a livello centrale e a quella tradizionale controllata a livello locale. Inoltre, a metà degli anni Ottanta, vi furono alcuni rapporti di crescente incoraggiamento per i piccoli artigiani privati e per i mercati agricoli. Furono quelli gli anni in cui, fino alla fine del decennio, la Corea del Nord iniziò lentamente a modificare la sua rigida politica autosufficiente. I cambiamenti - identificati come la "politica della porta aperta" - includevano una crescente enfasi sul commercio estero, la disponibilità ad accettare investimenti diretti dall'estero promulgando una legge sulle joint ventures, l'apertura del paese al turismo internazionale e la cooperazione economica con la Corea del Sud. Non appena nominato Presidente degli Affari di Stato, Kim Jong-il, intraprese un viaggio in Russia e Cina. Durante la sua visita in Cina s'interessò attentamente a Shanghai e Shenzhen da dove erano partite la riforma e l'apertura in Cina. Al suo ritorno in Patria, Kim Jong-il dette definitivamente impulso alle trasformazioni economiche e produttive del Paese, rifacendosi pienamente alle teorie che Kim Il Sung aveva proposto nell'opera «Su alcuni problemi teorici dell'economia socialista» del 1969, rifacendosi alla tesi di Stalin: nel socialismo esiste sia un mercato vero e proprio, in cui avvengono passaggi di proprietà, fra lo Stato, le cooperative e l'economia ausiliaria individuale, sia un mercato formale, interno al settore statale, dove la proprietà resta invariata, ma i prodotti assumono comunque la forma di merci per ragioni di calcolo e razionalizzazione dell'economia. Fu rinvigorito e rilanciato il sistema di lavoro "Taean" che era fondato sia su stimoli morali che sulla mobilitazione politica dei lavoratori (durante la «campagna di 100 giorni» lanciata nel 2009 dal figlio di Kim Jong-il, Kim Jong Un, la produzione industriale aumentò del 30 %) ma gli stimoli materiali e le leve economiche ampliarono decisamente il proprio raggio d'azione. Ad oggi in Corea del Nord gli incentivi materiali elargiti ai lavoratori, così come i loro stipendi, sono attinti dal bilancio aziendale e quindi sono strettamente legati all'effettivo andamento dell'impresa. Il dirigente, che lavora con la supervisione del comitato di partito, può fare alcune variazioni sugli indici dei prezzi e dei salari stabiliti dal piano, in modo da riflettere i rapporti di scarsità e stimolare il ripristino dell'equilibrio tra produzione e consumo, nonché distribuire incentivi attraverso l'applicazione del principio socialista della retribuzione secondo il lavoro svolto. Ice Byung-ho, già capo del servizio d'intelligence della Corea del Sud, stima che il 40% della popolazione della Corea del Nord è ora impegnata in un qualche tipo di impresa privata, anche se gli osservatori stranieri in genere scambiano per private le aziende a regime di calcolo economico. La Corea del Nord sta raggiungendo tassi di crescita del PIL annuo pro capite del 9%, come sostenuto dallo "Hyundai Research Institute" e se è vero che i salari sono cresciuti del 250-1.200% negli ultimi dieci anni, la Corea del Nord ha l'economia con una crescita tra le più rapide al mondo anche dei redditi reali. Il governo popolare ha inviato molti osservatori a studiare le riforme vietnamite negli anni 2012-14 e ha attuato una serie di misure per razionalizzare la gestione delle aziende socialiste sulla base del calcolo economico completo, cioè lasciando inalterata la proprietà socialista dei mezzi di produzione ma valorizzando il "mercato socialista" e garantendo un'effettiva flessibilità dei prezzi pianificati, a differenza di quanto avveniva con le analoghe riforme in URSS ed Europa orientale. Nella Corea del Nord Hyundai ha costruito un complesso turistico sul monte Kumgang popolarmente conosciuto come Hyundailand. Come la Cina che si è basata sul capitale dei cinesi all'estero, essa punta sul "capitale amico" del Sud. Gli investimenti stranieri nelle zone economiche speciali, negli ultimi anni si sono moltiplicati ma nel 2017 concorrevano solo per l'1,2% delle entrate nel bilancio statale, procurando però know how e valuta forte. La città di Kaesong, a un'ora d'auto da Seul, è la zona dove si riversano gli investimenti sudcoreani impiegando lavoratori nordcoreani per produrre prodotti competitivi. Andray Abrahamian, ricercatore al CSIS, descrive così il sistema economico della Corea del Nord: «Si tratta di un'economia mista, ormai lontana dall'economia di comando del passato. E più corretto pensarla come un'economia di mercato con un enorme settore statale che è in qualche modo sia integrato che separato da questa economia. le grandi imprese di proprietà statale devono agire in base ai principi del mercato per sopravvivere e prosperare. Se ufficialmente la proprietà privata non è riconosciuta, accanto a questo vengono create e operano imprese più piccole che entrano in competizione tra loro». Secondo Andray Abrahamian, in Corea del Nord ci troviamo di fronte a una situazione nella quale «i mercati, che ora offrono di tutto, dai generi alimentari alla moda fino ai beni elettronici, hanno aiutato ad attutire gli effetti delle sanzioni internazionali rendendo l'economia più efficiente e resistente di quanto non fosse sotto il controllo statale». La Repubblica Popolare Democratica di Corea è in marcia verso il proprio futuro.





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