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IN UCRAINA L'EUROPA SI È POSTA AI MARGINI DELLA STORIA
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- Di Comintern
- Martedì, 30 Giugno 2026 15:16
Von der Leyen ha spiegato che all'Ucraina servono 70 miliardi di euro nel 2026, 64 miliardi di euro nel 2027, visto che "dovrà comunque affrontare un enorme deficit che non potrà essere colmato senza l'iniezione di nuovi fondi". A questo punto una riflessione è d'obbligo: innanzitutto, se l'Ucraina è di fatto senza fondi come farà a restituire l'ingente prestito complessivo erogato al suo governo dall'Unione Europea? E poi, potrà un governo travolto dalla corruzione essere garante che questi soldi saranno investiti per sostenere la morente economia del Paese? Infine, a cosa mira l'Unione Europea continuando a sostenere militarmente un Paese e un esercito allo sbando? Da queste domande scaturisce, per i governanti europei, la necessità di agire di conseguenza per porre fine ad un massacro che ha causato ingenti vittime da una parte e dall'altra. E per farlo non c'è altra via che indurre Zelens'kyj a trattare mediando le condizioni proposte da Putin essendo miseramente e colpevolmente falliti tutti i vari tentativi messi - solo da Trump non appena eletto e non certo dall'Europa - per costringere l'autocrate russo a fermare le ostilità e a sedersi al tavolo della pace insieme con il presidente ucraino. L'unico tentativo serio fu accennato dall'Italia, col governo Draghi, un paio di mesi dopo l'inizio della guerra, una volta inviata la prima scorta di rami all'Ucraina per difendersi, allorquando il ministro Di Maio presentò il 20 maggio 2022, al segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, un piano del governo italiano per la pace. Il piano italiano prevedeva, dopo il cessate il fuoco e la smilitarizzazione della linea del fronte, un’Ucraina neutrale ma dentro l’Unione Europea, laddove la parte più delicata riguardava, naturalmente, i territori contesi per cui il documento contemplava uno spettro di possibilità molto vasto, che spaziava dal riconoscimento dell’autonomia del Donbass e della Crimea al ripristino dei confini di Kiev. L’ultimo punto prospettava, poi, un nuovo accordo multilaterale per la sicurezza in Europa, in linea con le parole di Draghi sull’organizzazione di una Conferenza di Pace che avrebbe dovuto «avvicinare paesi che oggi sono distanti e rendere duraturo il processo di distensione». Ma in tutto questo, Gran Bretagna e USA avevano già deciso di far saltare il banco a Istanbul nei colloqui che erano in corso tra emissari ucraini e russi nel mese di aprile del 2022 pochi mesi dopo l’inizio dell'invasione. Gli ucraini erano disposti a diventare un paese neutrale, che non aderiva ad alleanze internazionali e non ospitava basi militari con forze straniere, chiedendo in cambio che alcuni Paesi diventassero, secondo la formula usata nelle bozze, garanti della sicurezza del loro paese. La delegazione ucraina aveva indicato oltre ai paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – in particolare modo USA, Gran Bretagna, Francia e Cina – anche altri paesi quali Canada, Germania, Israele, Italia, Polonia e Turchia. Questi paesi, in caso di attacco all’Ucraina, avrebbero dovuto decidere come reagire militarmente, entro tre giorni dall’attacco. Tra le opzioni possibili: imporre con la forza una cosiddetta «no fly zone» per impedire agli aerei degli invasori di sorvolare l’Ucraina; fornire all’Ucraina le armi per combattere; mandare i propri soldati a combattere al fianco degli ucraini. L’Ucraina accettava, nella bozza di accordo, di rinunciare all’ingresso nella Nato, che era (ed è ancora) la sua massima aspirazione e in cambio otteneva che un gruppo di paesi importanti promettesse di entrare in guerra assieme all’Ucraina in caso di attacco della Russia. Ma le pressioni di USA e Gran Bretagna sul governo ucraino, e su Zelens'kyj in particolar modo, fecero calare il sipario sulla proposta di pace italiana e su qualsiasi altro, timido, tentativo di arrivare al cessate il fuoco. In quel periodo era ancora praticabile l’ipotesi di fare dell'Ucraina uno Stato federale sull’esempio di quanto realizzato in Bosnia e Erzegovina, con la convivenza e l’alternanza di potere tra Serbi, Croati e Musulmani, concedendo autonomia alla minoranza di lingua russa. Ma la proposta di pace inoltrata dal ministro Di Maio all'Onu non fu neanche letta e votata e la situazione venutasi a creare, dopo più di tre anni di guerra, è ormai insostenibile per l'Ucraina e per l'Europa. Per la prima, perché non vi è più nessuna possibilità di ribaltare l'esito dello scontro armato e per la seconda, perché il foraggiamento dell'Ucraina e il sanzionamento della Russia continueranno a ripercuotersi sull'economia comunitaria creando squilibri finanziari, economici e sociali di ampio spessore. Ora l'Unione europea è impantanata nelle sabbie mobili della politica, né gli USA e né la Russia hanno intenzione per diversi motivi di darle credito internazionale. Zelens'kyj non sa più a chi rivolgersi per avere aiuti militari con cui pensa di sovvertire l’esito del conflitto, Putin evita qualsiasi invito al confronto, Trump ha perso la pazienza. Se il destino dell'Ucraina sembra segnato, la marginalizzazione dell'Unione Europea è ormai un dato di fatto incontrovertibile.