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I COMUNISTI ITALIANI E LA POLITICA DELLE ALLEANZE

I comunisti possono e debbono porsi l’obiettivo di tornare in Parlamento, ma non per essere la stampella del sempre più effervescente centro-sinistra, non per essere una pattuglia di dogmatici massimalisti, ma per cominciare una battaglia corrosiva delle istituzioni borghesi e collegata col lavoro politico tra le masse e con le masse.

In un quadro politico eufemisticamente definibile effervescente ed in un contesto sociale altrettanto eufemisticamente definibile arroventato, l’azione politica dei comunisti non può prescindere dal considerare spunti tattici, ma anche prospettiva strategica, preoccupazione e tensione emotiva.

 

  1. Spunti tattici – Alleanza con chi?

Ferma restando la priorità di dotare il futuro Partito Comunista di un “Programma Generale per la costruzione del socialismo in Italia” appare ineludibile la costituzione di un “fronte unito di emergenza democratica” in opposizione all’attuale governo tecnocratico imperante nel nostro Paese.

Tale opzione riveste carattere del tutto tattico e temporalmente circoscritto (l’obiettivo strategico dei comunisti è, e resta, il superamento della società capitalistica) in quanto finalizzata, da un lato, a costruire una diga democratica alla marea populista, autoritaria e liberticida che sta inondando il Paese e, dall’altro, ad entrare in Parlamento ed a recuperare poi la nostra autonomia ed i nostri margini di movimento.

No, quindi, a rapporti organici e/o a desistenze di vario tipo con cartelli elettorali di centro-sinistra; sì ad un fronte unito per la democrazia ma tenendo ferma la pregiudiziale dell’autonomia comunista.

Il problema serio, il macigno, che incombe su questa opzione tattica è il mutato quadro politico all’indomani della caduta di Berlusconi ed alla “irresistibile” ascesa di Monti, laddove tutti – ex maggioranza ed ex opposizione - sembrano interessati ad arruolare spezzoni di destra sociale in un’ibrida alleanza anti-Berlusconi (ma non anti-sistema).

In questo caso due, e fumose, le opzioni in campo:

  1. omoderata - in ottica di pura alternanza di governo, di impostazione neo-centrista, costituita dal Terzo Polo e dal PD (con i dichiarati obiettivi di condizionare le spinte riformiste pure presenti nel Partito Democratico e di emarginare le pulsioni demagogiche di un PDL in preda a crisi politica esistenziale) purché chiusa ai populisti di IdV ed alle forze di sinistra
  2. oriformista – vagheggiata dal PD, aperta a SEL e IdV, quale riedizione del centro-sinistra con l’ambizione di rendere organica l’alleanza tra centro-sinistra e sinistra riformista, puntando sul dialogo con il Terzo Polo

 

Compito dei comunisti è quello di scardinare le due più accreditate opzioni politiche sul tappeto, strappando il PD dalle grinfie dei moderati e dei riformisti e trascinandolo su posizioni di sinistra, tenendo sempre ferma la barra della propria autonomia ideologica e politica; una scommessa da vincere ed un’impresa ardua, vista e considerata la precaria stabilità dei gruppi dirigenti di quel Partito, interessati più ad egemonizzare il campo dei moderati che non a ripensare quello dei riformisti.

Alternativa a questa prima opzione tattica è un’alleanza (altrettanto tattica) con SEL ed IdV, basata su un programma di minima concordato ma che abbia come cardini ineludibili la redistribuzione del reddito e la giustizia sociale, la lotta ai privilegi di classe, il diritto al lavoro ed all’assistenza sanitaria, pieno godimento dei diritti civili, rifiuto dell’opzione militare nella risoluzione delle controversie internazionali.

Una volta in Parlamento, ribadire l’autonomia politica e raccordare l’attività istituzionale con i movimenti di massa della società civile.

Obiettivo strategico dei comunisti resta il superamento del sistema capitalistico.

 

  1. Prospettiva strategica – Unità dei comunisti?

Emergere dal baratro è difficile, i comunisti sono soli, per di più sparpagliati, invisi a tutti, temuti da tutti per quello che rappresentano e che vogliono; il punto, quindi, è trasformare un problema in una opportunità.

Ed i comunisti devono necessariamente ricominciare tutto daccapo, facendo tesoro degli errori …“non c’è futuro senza memoria”…

Lenin ha insegnato ai comunisti che anche la tattica può definire una strategia… E viste e considerate le oggettive condizioni nelle quali il movimento comunista si trova ad operare in Italia, è il caso che l’azione politica riparta da subito, con pochi punti chiari e susseguenti:

  1. oUnità dei comunisti
  2. oObiettivo minimo e piattaforma politica
  3. oOrganizzazione del lavoro su obiettivi strategici definiti
  4. oProgramma Generale per la costruzione della società socialista

L’unità dei comunisti bisogna perseguirla anche “forzando la mano” ai compagni recalcitranti ovunque collocati, coinvolgendo tutta la galassia di associazioni, reti, partiti, movimenti, collettivi e gruppi comunisti oggi presenti nella realtà nazionale. E’ urgente convocare gli “Stati Generali dei comunisti” spingendo i compagni al lavoro dal basso, aprendo il Partito ai movimenti (ma non in senso bertinottiano, cioè mescolando il partito con i movimenti – totale fallimento e conseguente liquefazione di Rifondazione Comunista - ma lavorando alla costruzione dell’egemonia) ed organizzando non “fabbriche” o “cantieri” bensì veri e propri Consigli, assemblee nelle quali organizzare la spontaneità delle idee e costruire piattaforme politiche, con l’obiettivo di costruire la strategia partendo anche dalla tattica (come, è importante sottolinearlo, ha insegnato Lenin).

Consigli in tutt’Italia, a livello provinciale e regionale, con delegati votati in ogni istanza fino ad arrivare alla grande assise nazionale dei delegati comunisti uniti, il cui compito dovrà essere quello di ricostruire il Partito Comunista e di definire strategia e programma per il socialismo del XXI secolo.

L’obiettivo strategico dei comunisti resta la rivoluzione sociale.

 

  1. Preoccupazione e tensione – Organizzarsi e crederci?

Il cammino che attende i comunisti è arduo e per nulla scontato e definito, c’è bisogno di mettere in campo il cuore ma anche l’organizzazione. E per organizzarsi i comunisti devono studiare, formarsi all’ideologia ed operare di conseguenza tra le masse, nella realtà di tutti i giorni, convinti di impegnarsi per una causa giusta, per la libertà dell’uomo e della donna dall’alienazione e dallo sfruttamento.

Il Partito deve farsi carico di organizzare seminari di formazione e di aggiornamento teorico, tutti i compagni debbono però essere anche proattivi, abituarsi ad anticipare i propri Dirigenti e non ad aspettare sempre direttive dall’alto, ad attingere a documentazione facilmente reperibile su siti politici in rete. Non possono, i comunisti, rimanere avulsi dal dinamismo della realtà sociale che vivono, non possono non conoscere ed interfacciarsi col blocco storico di riferimento, se l’obiettivo strategico è il superamento della società capitalista in una società socialista.

Non possono, i comunisti, vivere da borghesi e pensare da comunisti, tocca a loro, per primi, ricostruire la coscienza di classe nell’ambito dell’essere sociale…

Per dirla con Gramsci, i comunisti hanno bisogno di tutta la loro propria intelligenza!!


Maggio 2012




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